Adesso la pensione a 62 anni per pochi, poi la riforma delle pensioni per tutti

Mario nava
Prima la pensione anticipata a 62 anni nel 2023, poi la riforma delle pensioni dal 2025 con la vera quota 41 per tutti i lavoratori.
pensione anticipata

Il nuovo piano del governo ormai è pronto e viaggia verso un’unica direzione che è quella di riformare il sistema delle pensioni in Italia. I tempi ristretti, problematiche varie e questioni di cassa impongono la cautela e quindi di partire lentamente verso un progetto però che dovrà per forza di cose materializzarsi entro la fine della corrente legislatura. Così da gennaio è entrata la quota 41 per i lavoratori con 62 anni di età. Perché di questo si tratta, con la quota 103 che altri non è che una specie di nuova quota 41 ma ibrida. Niente a che vedere con la quota 41 per tutti che dovrebbe essere una delle misure del futuro. Ma non ci si fermerà solo alla quota 41 naturalmente. Servirà altro e probabilmente, smorzando i facili entusiasmi, anche il 2024 sarà un anno di transizione.

Adesso la pensione a 62 anni per pochi, poi la riforma delle pensioni per tutti

Nel 2023 una quota 41 ibrida, come l’hanno definita a suo tempo anche quelli del Sole 24 Ore. In pensione si può andare quindi con 41 anni di contributi versati e con un’età minima di 62 anni. Ma già nel corso dell’anno si inizierà a varare una vera e propria riforma delle pensioni. Quale, ancora non si sa, anche se la linea sembra tracciata ed è quella di arrivare ad una quota 41 per tutti. Nascerebbe quindi una nuova pensione anticipata ordinaria, che dai 42 anni e 10 mesi di contributi necessari oggi per gli uomini scenderà a 41 anni.

Poi l’anticipata con la vera quota 41, quella per tutti

L’obiettivo dichiarato è completare l’operazione riforma delle pensioni entro la fine della legislatura, anche se già tra 2024 e 2025 tutto potrebbe essere messo nero su bianco. Ormai appare chiaro che questo sarà l’indirizzo del governo, con il 2023 che servirà solo da tagliando alle nuove misure. Poi si parlerà di flessibilità, con una pensione a 62 anni magari, con una carriera identica alle misure di vecchiaia ordinaria. Significa pensionamento a 62 anni con 20 anni di contributi, ma flessibile. Significa che gioco forza servirà introdurre una penalizzazione per chi sceglie l’anticipo, altrimenti non ci sarebbe flessibilità. Imponendo il calcolo contributivo per tutti, l’obbiettivo tagli di assegno sarebbe raggiunto. Ma ci sarebbe anche la via di calcolare la pensione interamente con il sistema misto, come sempre, ma tagliando gli assegni in base agli anni di anticipo.

Rendere le pensioni flessibili meno appetibili è una soluzione low cost?

Un lavoratore a sua scelta potrebbe andare in pensione già a 62 anni, e con 20 di contributi. Ma prendendo una pensione più bassa. Lavorando un anno in più l’assegno salirebbe. Il coefficiente di trasformazione migliore a 63 anni rispetto a 62. Poi un anno di contributi in più versati. Infine ogni anno che passa meno penalizzati si è. Se il taglio è del 2 o 3% ad anno, è evidente che ogni anno in più di età si guadagna dal 2 o al 3% di pensione.

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