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Ape sociale: la pensione entro fine 2026 conviene o no?

Pensioni con l’Ape sociale anche nel 2026, con annesse tutte le limitazioni della misura e le particolarità solite.

Uscire dal lavoro adesso o quantomeno entro il 31 dicembre 2026 e farlo prima dei 67 anni che fino a quella data sono l’età pensionabile della pensione di vecchiaia. La misura che lo permette è l’Ape sociale. E non è detto che offrirà la stessa possibilità anche nel 2027. Perché al momento siamo ad una fase di stallo. La pensione dell’Ape sociale termina il 31 dicembre 2026. Non ci sarà un domani se il governo con la prossima manovra non confermerà la misura. L’Ape sociale è molto favorevole come uscita, perché permette di lasciare il lavoro anche prima dei 64 anni della pensione anticipata contributiva. Ma siamo sicuri che parlando dell’Ape sociale è tutto oro quel che luccica? CI sono delle contrindicazioni per questa misura su cui molti già piangono in vista della sua cessazione a fine anno?

Ape sociale: la pensione entro fine 2026 conviene o no?

L’Ape sociale è una misura che favorisce l’uscita ad una età davvero buona pari come è a 63 anni e 5 mesi. Ma non consente di prendere più di una determinata somma. Si tratta di una misura che accompagna il lavoratore ai 67 anni di età e di conseguenza non è una misura definitiva. Decade a 67 anni o decadrà in futuro al raggiungimento dell’età pensionabile vigente. In effetti si può percepire a partire dai 63,5 anni di età, ma nella versione attuale, a 67 anni la prestazione decade. E chi l’ha percepita deve presentare una nuova domanda all’INPS per la pensione di vecchiaia. Dal punto di vista dei contributi servono almeno 30 o 36 anni in base alla categoria di appartenenza. Perché la misura non è destinata a tutti i lavoratori ma solo a chi è alternativamente:

  • caregiver;
  • invalido;
  • disoccupato;
  • addetto al lavoro gravoso.

La pensione a 63 anni e 5 mesi di età entro fine anno

Ricapitolando, con 63 anni e 5 mesi di età e 30 anni di versamenti potrebbero sfruttare il canale i disoccupati. A condizione che abbiano terminato di prendere interamente tutta la Naspi spettante. Possono farcela anche i caregivers che da 6 mesi convivono con un loro familiare disabile grave sotto legge 104. Familiare che deve essere un genitore o il coniuge, o altri parenti di primo grado. Ok anche a parenti o affini fino al secondo grado, ma a condizione che questi si trovino privi di genitori o coniugi. Oppure se li hanno, che genitori o coniugi siano invalidi a loro volta o troppo anziani. Ok anche per gli invalidi purché con un grado non inferiore al 74%.
Oltre ai 63 anni e 5 mesi di età servono invece 36 anni di versamenti per gli addetti al lavoro gravoso purché sia stato svolto in 6 degli ultimi 7 anni o in 7 degli ultimi 10 anni.

Decadenza dell’Ape sociale ma non solo, ecco gli altri vincoli

A prescindere dall’importo del montante contributivo la prestazione erogata con l’Ape sociale non può arrivare ad essere più alta di 1.500 euro al mese. L’Ape poi non prevede trattamenti di famiglia, non prevede tredicesima mensilità e nemmeno le maggiorazioni sociali. Oltretutto non è reversibile in caso di decesso del pensionato. Infine, non prevede indicizzazione al tasso di inflazione da un anno all’altro. E chi esce con l’Ape sociale non deve svolgere attività lavorativa da dipendente o da autonomo. L’unica eccezione a questo divieto di cumulo tra redditi di pensione e redditi di lavoro sono i proventi derivanti da lavoro autonomo occasionale. Purché non eccedenti i 5.000 euro annui.