Assegno di inclusione (ADI) a giugno messo a rischio da queste regole, ecco chi lo potrebbe perdere

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Ecco come evitare di perdere l’Assegno di Inclusione a giugno.
Assegno di inclusione

Dal 18 dicembre 2023 molte famiglie hanno iniziato a chiedere l’Assegno di Inclusione. Il primo pagamento è arrivato a gennaio e ormai da mesi i beneficiari stanno ricevendo le varie ricariche sulla card preventivamente ritirata alle Poste. Tradotto in termini pratici, il sussidio è in corso di validità, perfettamente in vigore ed a regime. Le procedure di richiesta hanno previsto dei particolari adempimenti iniziali. Ma ciò che adesso conta per chi sta prendendo il sussidio da mesi, sono gli adempimenti successivi. Uno dei quali è già scaduto o sta per scadere.

Assegno di inclusione a giugno messo a rischio da queste regole, ecco chi lo potrebbe perdere

Le famiglie e i singoli che hanno richiesto l’Assegno di Inclusione hanno dovuto
presentare prima di tutto la domanda di ADI, poi hanno dovuto procedere con l’iscrizione al SIISL (Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa) e poi hanno dovuto sottoscrivere il PAD (Patto di Attivazione Digitale). Dopo tutto questo, l’adempimento successivo è quello della presa in carico dei servizi sociali. In pratica chi si occupa dell’assistenza sociale del Comune di residenza dei beneficiari deve provvedere a profilare il beneficiario dell’Assegno di Inclusione (o i beneficiari se in famiglia ci sono più soggetti dentro il perimetro dell’ADI, cioè over 60, minorenni o con altre problematiche). Dopo aver preso il sussidio entro 120 giorni dalla sottoscrizione del PAD bisogna andare dall’Assistente Sociale per completare questo ennesimo adempimento. E poi si prosegue ogni 90 giorni dopo il primo incontro, con ulteriori visite sempre ai servizi sociali o al Patronato. Il motivo è che bisogna avviare quelle politiche di inclusione sociale e lavorativa dei beneficiari dell’ADI, con un monitoraggio continuo dei miglioramenti avuti durante la fase di fruizione del beneficio.

Cosa fare per continuare a prendere l’ADI?

I 120 giorni dalla sottoscrizione del PAD sono la regola generale, che vale per chi presenta domanda adesso o per chi ha presentato domanda da marzo. Per i primi richiedenti, cioè per quanti hanno proceduto a presentare richiesta di ADI fino a febbraio però, i 120 giorni non partivano dalla data di sottoscrizione del PAD ma dalla data di trasmissione dell’elenco dei beneficiari dell’ADI da parte dell’INPS ai Comuni. Parliamo del flusso di trasmissione in piattaforma GEPI (Gestione dei Patti per l’Inclusione Sociale). Dal momento che pare che questo primo flusso sia stato completato dall’INPS il 25 gennaio per le domande presentate prima di tale data, è evidente che i 4 mesi utili per l’appuntamento al Servizio Sociale Comunale è scaduto il 25 maggio. Probabilmente il secondo flusso è partito a febbraio per le domande successive rispetto a quelle presentate dal 18 dicembre al 18 gennaio. Ecco quindi che presto arriveranno altre scadenze per chi non è stato ancora convocato dal Servizio Sociale Comunale. Presentarsi da soli anche senza previa convocazione è la cosa da fare adesso. Perché non è obbligatorio che i Servizi Sociali Comunali procedano con le convocazioni. O meglio, la procedura dovrebbe essere questa, ma la grande mole di lavoro a cui sono sottoposti e da cui parte il fatto che inizialmente ha assunto rilevanza la piattaforma GEPI e non il PAD, potrebbe produrre ritardi. Che per i beneficiari del sussidio significherebbe perdere lo stesso, che verrebbe sospeso dall’INPS in assenza di questo adempimento.

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