Ricevere una cartella esattoriale è un grave problema per milioni di contribuenti. Un problema spesso sottovalutato che invece andrebbe preso di petto. Lo dimostrano i numeri delle cartelle esattoriali in mano all’Agenzia delle Entrate Riscossione. Numeri sempre la crescita nonostante i vari interventi di sanatoria introdotti. La macchina della riscossione è satura, proprio perché il numero di contribuenti indebitati e il numero di cartelle esattoriali da gestire, sono enormi. A riprova, il numero elevato di richieste che arrivano al concessionario sia per le richieste di rateizzazione che per le varie rottamazioni introdotte. Ma a prescindere da tutto, dalle rateizzazioni, dalle rottamazioni e dalle sanatorie, i modi per evitare di pagare le cartelle esistono. E parliamo di modi legali che non vanno contro la legge. Anzi, sono modi che sfruttano proprio la legge.
Pagare le tasse anche se diventano cartelle è una cosa obbligatoria, sia dal punto di vista legale che dal punto di vista sociale. Ma ci sono casi in cui anche il non pagare è lecito. Se è lecita la strada per non pagare si può usare. L’importante è risolvere con le cartelle esattoriali senza finire con l’incorrere poi in pignoramenti, ipoteche e fermi amministrativi.
Ma quali sarebbero questi modi legali per eliminare il debito, cancellare la pendenza e non pagare la cartella esattoriale?
Rottamazione delle cartelle ok, può servire
La rottamazione delle cartelle esattoriali è un provvedimento che permette di pagare solo una parte del debito. In pratica, con questa modalità, vengono eliminati interessi, aggi e sanzioni, lasciando solo l’importo iniziale del tributo, della tassa o dell’imposta evasa. La rottamazione delle cartelle attualmente in vigore è la quinquies che a dire il vero ha delle pesanti limitazioni sulle cartelle da rottamare. Non si possono rottamare le cartelle relative a tributi locali come il bollo auto, la Tari, l’IMU e così via dicendo. Restano però i vantaggi soliti della rottamazione, con un meccanismo che funziona sempre alla solita maniera. Ed oltra al già citato taglio del dovuto per via della cancellazione di sanzioni, interessi e aggi di riscossione l’altro vantaggio sono le
Rate che per esempio nella quinquies possono arrivare a 9 anni. Infatti, sono previste 54 rate bimestrali come numero massimo concedibile purché la rata sia minimo pari a 100 euro l’una.
Prescrizione, metodo dei 220 giorni e poi?
Abbiamo citato la rottamazione perché è lo strumento maggiormente utilizzato per sanare i debiti dei contribuenti. Uno strumento alternativo alle rate ordinarie, che invece possono arrivare a 84 rate mensili o 120 rate nel caso di gravi e comprovate difficoltà economiche del contribuente. Rate che però nei paini ordinari non prevedono sconti e agevolazioni sugli importi. La cosa che accomuna rateizzazioni e rottamazioni è il fatto che in entrambi i casi le cartelle esattoriali si pagano.
Però oggi parliamo di situazioni che permettono di non pagare le cartelle. In primo luogo, c’è la prescrizione perché sia il debito originario verso questo o quell’altro ente che la successiva cartella esattoriale hanno una data di scadenza.
La prescrizione significa che decorso un periodo di tempo, il debito non è più esigibile. Per molte cartelle, il termine di prescrizione è di cinque anni, ma può variare a seconda dell’origine del debito e quindi in base all’imposta, la tassa o il tributo evaso.
Senza richieste di pagamento, solleciti, notifiche o atti interruttivi, la prescrizione è uno strumento che legittimamente un contribuente può usare per non pagare la cartella.
Ma la cartella non scompare in automatico. Deve essere il contribuente a chiedere la cancellazione per sopraggiunta prescrizione. Presentare istanze da parte del contribuente è una cosa che può aiutare. Magari a sfruttare la regola dei 220 giorni. Dopo una richiesta da parte del contribuente, che chiede spiegazioni su un debito o su una cartella, se l’Ente a cui viene fatta la richiesta non risponde in 220 giorni, la cartella può essere annullata.