Colf e Badanti, pochi diritti e molti doveri, e le lavoratrici scendono in piazza

badanti e colf in piazza a Napoli per un sit-in di protesta davanti la prefettura, pochi diritti per le lavoratrici.
badanti

Probabilmente non era mai successo che ci fosse una mobilitazione nel settore domestico. Ieri però numerose lavoratrici sono scese in piazza a protestare davanti la Prefettura di Napoli. Ed il giorno prescelto per la mobilitazione, cioè l’8 marzo, giorno dedicato alla festa delle donne è eloquente visto che nel settore la componente femminile è pressoché totalitaria.

Stipendi considerati troppo bassi, pochi diritti, poche tutele, condizioni di lavoro al limite della sopportazione sono tutte cose comuni alla maggior parte di queste lavoratrici, dalle colf alle bandati. E a queste difficoltà congenite della tipologia di lavoro che è quello domestico e dalle norme che lo regolano, si aggiungono quelle del particolare momento storico.

Assenza di sostegni e aiuti a questo settore che resta più di altri colpito dall’emergenza sanitaria, piano vaccinale che non le considera ancora come soggetti fragili (e per le badanti a contatto con gli anziani è una assurdità evidente) e sanatoria per gli stranieri sono problemi aggiuntivi non meno importanti.

Alla base della mobilitazione indetta dal sindacato Usb stanno proprio tutte queste anomalie del settore.

Cosa è successo a Napoli l’8 marzo

Al grido di “permesso di soggiorno subito” o di “pochi diritti per le levoratrici”, ieri 8 marzo nel pomeriggio si è svolto il sit-in di protesta delle lavoratrici domestiche davanti la sede della Prefettura nella città partenopea.

Erano decine le lavoratrici che si sono riunite davanti alla Prefettura di Napoli insieme ai rappresentanti dei lavoratori di quella rete nazionale del sindacato Usb che ha voluto fortemente dare largo alla manifestazione con tanto di presidio.

Uno sciopero nazionale in piena regola quello indetto dal sindacato unitario di base. Un unicum da questo punto di vista per un settore spesso lasciato alla contrattazione privata tra famiglie e lavoratori e che ancora oggi ha una vastissima area di sommerso.

Le testimonianze di alcune lavoratrici

 “Non vogliamo essere schiave, ma lavorare con un contratto” questa una lamentela che una delle lavoratrici presente ieri in Piazza. Bulgare, rumene ma anche extracomunitarie, questa la provenienza di molte donne presenti al sit-in.

E molte hanno manifestato all’Agenzia Dire presente in loco le loro preoccupazioni . “Abbiamo partecipato alla sanatoria e stiamo aspettando le chiamate della Prefettura da anni”, questa un’altra dichiarazione di chi dopo la sanatoria voluta dall’ex Ministro per le politiche agricole Teresa Bellanova, credeva in un cambio di passo in materia permessi.

La regolarizzazione delle badanti e delle colf, a prescindere dalla provenienza è un diritto sacrosanto. Un lavoratore irregolare oltre alle problematiche connesse al lavoro in quanto tale, presenta problematiche non indifferenti nella vita privata delle stesse lavoratrici.

“Lavoravo in Italia già nel 2013, quando mia madre è morta, ma neanche in quell’occasione sono potuta andare in Russia, perché mi trovavo in una condizione di irregolarità e sapevo che non sarei potuta ritornare qui a lavorare. Mio figlio è cresciuto per dieci anni senza di me, anche lui è un vero e proprio ‘orfano bianco’. Tantissime donne hanno saputo della nascita dei loro nipoti senza mai poterli incontrare”, questo per esempio è cioè che un’altra lavoratrice ha dichiarato, manifestando disagi e problemi che non possono lasciare indifferenti le autorità.

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