Cosa serve per andare in pensione a 60 anni o con 35,10 anni di contributi? ecco la risposta

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Ecco cosa serve per andare in pensione a 60 anni o con 35,10 anni di contributi e perché alcuni lavoratori possono sfruttare lo scivolo incentivato.
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Il sistema previdenziale italiano è ricco di misure di pensionamento. Ce ne sono davvero tante e molti lavoratori non le conoscono tutte talmente è vasto il panorama. Ci sono misure canoniche, cioè classiche e molto pubblicizzate da siti, addetti ai lavori e media. E tra queste ci sono misure ordinarie e misure in deroga ai requisiti ordinari. Ma poi ci sono anche alcune misure che di canonico non hanno nulla talmente sono particolari. E probabilmente sono anche le meno conosciute. Una di queste risponde alla domanda del nostro articolo. Cosa serve per andare in pensione a 60 anni o con 35,10 anni di contributi?

Ecco come anticipare di 7 anni l’uscita dal lavoro

La pensione di vecchiaia ordinaria si centra con 67 anni di età e con 20 anni di contributi. La pensione anticipata ordinaria invece si centra con 42,10 anni o con 41,10 anni di contributi rispettivamente per uomini o donne. E senza alcun limite di età. Poi ci sono le varie quota 103, l’Ape sociale, Opzione donna e chi più ne ha più ne metta. Ma se c’è chi si chiede cosa serve per andare in pensione a 60 anni o con 35 anni di contributi, la soluzione non è presente in queste misure classiche. Infatti uscire a quell’età significa anticipare di 7 anni la pensione che altrimenti arriverebbe a 67 anni con la quiescenza di vecchiaia. Ed anticipare l’uscita con 35,10 anni di contributi e non con 42,10 sortisce lo stesso effetto, stavolta nei confronti della pensione anticipata ordinaria. Ecco
quindi che bisogna guardare altrove, a misure destinate solo ad alcuni lavoratori e soprattutto, che non sono misure solite ma assai particolari.

Cosa serve per andare in pensione a 60 anni o con 35,10 anni di contributi? ecco la risposta

Andare in pensione a 60 anni o con 35,10 anni di contributi a prescindere dall’età è ciò che permette di fare l’Isopensione. La misura permette a chi si trova a 7 anni dalla pensione di vecchiaia o dall’anticipata, di uscire dal lavoro. L’Isopensione è nata con la riforma Fornero e poi con la Legge di Bilancio 2018 è passata dai 4 anni di anticipo inizialmente previsti ai 7 anni. Infatti dal 2018 al 2026 l’Isopensione consentirà di uscire dal lavoro ai contribuenti che si chiedono cosa serve per andare in pensione a 60 anni o con 35,10 anni di contributi. Possono accedervi solo i lavoratori di datori di lavoro del settore privato con almeno 15 dipendenti in organico. Ma solo dopo che aziende, sindacati e INPS hanno siglato l’intesa per gestire in questo modo gli esuberi di personale. In pratica lo strumento è una misura di esodo incentivato. Perché si permette a chi si trova a questa distanza dalla pensione, di anticipare l’uscita venendo incontro all’azienda che vuole ridurre la dotazione organica.

Ecco le regole dell’Isopensione

Nell’accordo sottoscritto dalle parti, ci deve essere il numero esatto dei lavoratori in organico che rientrano nello scivolo e la data entro cui la procedura di esodo deve terminare. Una volta raggiunti l’intesa devono essere i lavoratori interessati ad accettare o meno il prepensionamento. Il dipendente infatti percepirebbe per tutti gli anni che gli mancano per arrivare alle pensioni ordinarie, un trattamento da parte dell’INPS ma finanziato dall’azienda. Un trattamento pari alla pensione maturata al momento dell’uscita ed in base ai contributi versati in quel momento. Solo al termine dell’anticipo il lavoratore otterrà la sua pensione effettiva, con l’aggiunta della parte di prestazione calcolata sulla base della contribuzione figurativa che l’azienda ha l’obbligo di versare per tutti gli anni di Isopensione insieme al trattamento pensionistico.

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