FAQ Assegno unico figli: 9 domande 9 risposte

La misura universale sui figlia a carico e una serie di dubbi risolti tramite le Frequently Asked Questions
assegno unico

Numerosi i dubbi riguardanti l’assegno unico sui figli sotto i 21 anni di età. Dubbi leciti per una misura che proprio perché universale, riguarda una miriade di lavoratori. L’assegno unico che sostituisce tutta una serie di altre prestazioni collegate alle famiglie con prole, ha prodotto tante domande degli utenti che non hanno capito alcune sfaccettature della misura. Domande a cui sta cominciando a dare risposta anche l’Inps con le canoniche FAQ (Frequently Asked Questions). Vediamo oggi di dare noi qualche risposta a quei quesiti che ci sono arrivati in redazione da parte di chi ha già presentato domanda o di chi si appresta a farlo.

Da quando entra in vigore l’assegno unico e cosa sostituisce?

L’assegno unico entra in vigore ufficialmente il prossimo 1° marzo. La misura sostituisce bonus bebè, assegno di natalità, detrazioni per figli a carico e assegni familiari. Va ricordato che la misura riguarda i figli fino a 21 anni di età. Per quelli più grandi continua ad essere utilizzata la normativa vigente. Se ancora a carico del genitore dichiarante, ANF spettanti e detrazioni spettanti. Inoltre sia gli ANF che le detrazioni sono fruibili in questi primi due mesi del 2022, quelli precedenti il via della nuova misura.

L’Isee è necessario ma non è obbligatorio. È vero tutto questo?

Si, l’Isee serve per l’assegno unico ma non è obbligatorio. Infatti è un documento valido e necessario per la misura della prestazione ma non per il suoi diritto. Se ne può fare a meno, ma va detto che così facendo si prenderà l’assegno minimo, pari a 50 euro a figlio. Avere un Isee in corso di validità permette di percepire la reale misura spettante i base alle condizioni patrimoniali e reddituali del nucleo familiare.

Arretrati dell’assegno unico sono previsti?

Chi ha fatto domanda senza Isee, se provvede a ottenerlo entro la fine di giugno, può percepire gli arretrati dal primo marzo. Arretrati che saranno erogati al netto dei 50 euro percepiti con assenza di Isee.

La domanda può essere presentata entro il 30 giugno. Chi adempie entro questa scadenza ha diritto agli arretrati dal primo marzo 2022. Per domande presentate ancora con più ritardo, il diritto scatta dalla data di presentazione.

Bonus Bebè e Bonus Mamma Domani possono essere cumulati con l’assegno unico?

Il bonus bebè, conosciuto anche come premio alla nascita è erogato per 12 mesi dalla nascita fino al compimento del primo anni del bambino. Il bonus mamma domani invece è erogato a partire dall’8° mese di gravidanza delle gestante. Entrambi i bonus sono stati cancellati dal primo gennaio, sostituiti dall’assegno unico per i figli a carico. Infatti anche l’assegno unico si prende dall’8° mese di gravidanza, anche se l’Inps ha specificato comunque che occorre aspettare la nascita a partire dalla quale verranno erogati pure gli arretrati a far data dall’ingresso nell’8° mese della madre.

Entrambi i bonus però possono essere richiesti entro 90 giorni dalla nascita e per figli nati o adottati entro il 31 dicembre scorso o per madri entrate nellì’8° mesi entro il 31 dicembre 2021, la misura è un diritto acquisito, nel senso che può essere percepito ancora fino a scadenza.

Quindi, chi si trova in continuità di fruizione nel 2022, per il bonus bebè può continuare a percepire i mesi restanti dei 12 concessi anche dopo il primo marzo 2021. Per le gestanti che hanno completato il diritto al bonus mamma domani entro il 31 dicembre, la richiesta può ancora essere prodotta nel 2022, entro i già citati 90 giorni.

Quali altri bonus sono compatibili con l’assegno unico?

L’assegno universale ha rivoluzionato tutte le misure di welfare delle famiglie, ma non ha cancellato alcuni diritti ormai assodati. Infatti non esistono conflittualità tra assegno unico e reddito di cittadinanza, o tra assegno unico ed altre misure di sostegno al reddito. Il bonus asilo nido è una misura che non è stata sostituita dall’assegno unico.

Chi paga l’assegno unico sui figli?

Tutto ciò a cui erano abituati i lavoratori viene rivoluzionato con l’assegno unico. Se Anf e detrazioni erano strumenti che impattavano direttamente in busta paga, per il tramite del datore di lavoro, con l’assegno unico il datore di lavoro non entra in gioco.

Il pagamento dell’assegno è mensile ed è erogato direttamente dall’Inps. I pagamenti avverranno sul conto corrente bancario o postale del richiedente come indicato nella domanda. In alternativa, bonifico domiciliato presso sportello postale, libretto postale o carta prepagata con IBAN . Questi conti devono essere intestati al richiedente o se si sceglie la ripartizione, al coniuge del richiedente.  L’ IBAN infatti, deve essere intestato o cointestato alla persona che fa domanda per l’assegno unico.

Come si presenta domanda?

La domanda va presentata direttamente sul sito dell’Inps tramite Patronato, Caf o professionista. Ma si può fare anche tutto da soli accedendo all’area My Inps e accreditandosi tramite Spid, Cie o Cns. La domanda è semplicissima. Vanno inseriti i codici fiscali del richiedente, di ogni figlio per cui si chiede l’assegno e quello dell’altro coniuge. Vanno indicate eventuali annotazioni tra cui l’accordo o meno con l’altro coniuge circa l’incasso dell’assegno e l’IBAN.

Assegno figlio maggiorenne, che requisiti deve avere il figlio?

L’assegno è erogato per figli di età fino a 21 anni non compiuti. Inoltre deve avere uno qualsiasi di questi altri requisiti:

  • Deve frequentare  un corso di formazione scolastica, professionale o di laurea;
  • Deve svolgere un tirocinio o una attività lavorativa con reddito inferiore a 8mila euro annui;
  • Deve essere disoccupato iscritto ai Centri per l’Impiego;
  • Deve svolgere il servizio civile.

Assegno unico, perché è importante la residenza?

Altro requisito fondamentale per l’assegno unico è la residenza in Italia. Residenza obbligatoria in Italia al momento della presentazione della domanda. Tale requisito deve essere soddisfatto da almeno due anni anche non continuativi. Importante questo aspetto perché l’assegno non è riconosciuto a chi lavora in Italia ma vive all’estero proprio perché viene meno il requisito della residenza. In pratica, assegno fuibile se trattasi di contribuenti che pagano le tasse in Italia.

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