In arrivo la tassa sul panino per le città d’arte?

Tassa sul panino, una proposta demenziale che allontanerebbe il turismo di massa preferendo solo quello di nicchia.

Ovviamente si tratta di una proposta (che per onore di cronaca, è stata anche molto criticata).  Ad avanzarla durante un’intervista, il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt che vorrebbe introdurre una tassazione per i locali che non forniscono tavoli ai propri clienti.

Una sorta di tassa sullo street food, quindi, che inevitabilmente si riverserebbe sull’utente finale, il consumatore visto che i locali tassati aumenterebbero i prezzi.

Tassa sul panino, ma di cosa si tratta?

Si tratta di tassare i locali che non offrono ai propri clianti spazio per la consumazione: i clienti, costretti a mangiare per strada sporcano e l’ulteriore tassazione sarebbe utilizzata per  pulire. In questo modo, secondo Schmidt, si arginerebbe anche il fenomeno del turismo toccata e fuga.

“La gente che mangia per strada causa dei costi alla collettività perché le strade poi vanno pulite dall’olio dei panini” spiega il direttore degli Uffizi: “Noi lo vediamo agli Uffizi almeno due volte al giorno. Ecco perché credo che chi vende cibo senza offrire la possibilità di sedersi dovrebbe pagare una tassa in modo che la collettività possa poi utilizzarla per pulire la città”, “un po’ come il sovrapprezzo del tabacco che era nato perché la collettività era costretta a pagare per tanti pazienti che venivano poi ricoverati nei reparti oncologici. E poi la tassa sullo street food aiuterebbe molto a ripianare il dislivello economico fra chi offre solo un prodotto da ingoiare e chi invece offre un servizio completo”. “L’olio del panino e il ketchup non fanno bene alla pietra serena. Bisogna pulire subito altrimenti entra dentro e la macchia. Dobbiamo pulire in continuazione. Noi pensiamo al loggiato, il Comune pensa al piazzale e infatti quest’ultimo è messo ancora peggio”.

Tassa sul panino, una tassa demenziale

Chi avanza questa proposta sembra schifare il turismo a buon mercato e invece di pensare a diffondere la bellezza dell’arte delle grandi città italiane pensa al guadagno andando a penalizzare chi, soprattutto in un periodo delicato come quello che stiamo vivendo da oltre un anno, cerca le ferie a buon mercato.

L’arte non dovrebbe essere in vendita e dovrebbe essere alla portata di tutti: già per entrare nella maggior parte dei musei e delle mostre si è costretti a pagare biglietti di ingresso tutt’altro che a buon mercato (pensiamo ai costi che dovrebbe sostenere una famiglia di 4 persone ad esempio).

Questa della tassa sui panini è solo l’ultima demenziale forma di non accoglienza escogitata dalle città d’arte italiane: già a Venezia, per esempio, è vietato mangiare qualsiasi cosa seduti per terra.

Un altro divieto che trovo assurdo è quello che riguarda Trinità dei Monti: essendo nata in provincia di Roma i miei sabato pomeriggio li trascorrevo nella capitale, a Piazza di Spagna, per lo più seduta sui gradini della celebre scalinata che era anche un modo di dire “ci sono anche io qui dove ci sono tutti i turisti”. Ma da qualche anno a questa parte l’Italia sembra ripudiare il turista a buon mercato che molto spesso è giovane.

E proprio questo rischia di fare la tassa sul panino, allontanare i giovani, italiani e stranieri, dalle vacanze italiane dove inevitabilmente tra tasse demenziali e divieti si sentirebbero poco accolti.

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