Malattia badanti: novità importo e pagamento tra datori di lavoro e Inps

Come funziona la malattia della badante, chi paga, quando e perché adesso si propone una riforma
malattia badante

Se la badante si ammala, alla pari di qualsiasi altro lavoratore dipendente, ha diritto ad assentarsi dal lavoro ed a riposare per i giorni che il medico ha previsto. La prognosi di malattia e di relativa guarigione la stabilisce il medico. Si chiama malattia, cioè quel periodo di assenza dal lavoro giustificata da una patologia certificata da un medico autorizzato.

Rispetto alla generalità dei lavoratori dipendenti nel settore domestico l’Inps non entra nel pagamento della malattia. Se ne fa carico il datore di lavoro. Inoltre, nel caso di badanti conviventi, dove il posto di lavoro coincide con la residenza della badante, per le giornate di malattia la badante può restare in casa dell’anziano ma a riposo.

Proprio l’anomalia dell’esclusione dell’Inps da questo strumento, ha portato l’associazione dei datori di lavoro domestico, Domina, a proporre alcuni cambiamenti. Lo si legge bene sulle pagine del quotidiano “Il Sole 24 Ore”. Ma cosa potrebbe cambiare nel settore quando un badante si ammala?

La malattia della badante, come funziona l’indennizzo?

Come detto per la badante, non c’è alcun diritto a ricevere una indennità dall’Inps durante l’assenza per malattia. Se ne occupa il datore di lavoro ma per periodi nettamente più brevi rispetto a tutti gli altri lavoratori. Lo stabilisce il Ccnl di categoria.

La durata della malattia retribuita varia con il variare dell’anzianità di servizio della badante. Nello specifico alla badante spettano:

  • Fino a 8 giorni di assenza per malattia nell’anno solare se la badante ha fino a 6 mesi di anzianità di servizio con lo stesso datore di lavoro;
  • Fino a 10 giorni di assenza per malattia nell’anno solare se la badante ha da 6 mesi a 2 anni di anzianità di servizio con lo stesso datore di lavoro;
  • Fino a 15 giorni di assenza per malattia nell’anno solare se la badante ha oltre 2 anni di anzianità di servizio con lo stesso datore di lavoro.

Dal primo al terzo giorno di assenza per malattia, la badante deve essere retribuita dal datore di lavoro con il 50% della retribuzione. Solo dal quarto giorno e fino alle soglie massime prima citate, si ha diritto al 100% della retribuzione.

L’anzianità di servizio è importante anche per la conservazione del posto di lavoro. SI chiama periodo di comporto, quel lasso di tempo in cui una badante non può essere licenziata se è in malattia. Alla scadenza del periodo di comporto invece, la badante può essere messa alla porta.

Tale periodo è:

  • 10 giorni per la badante che ha un’anzianità di servizio fino a 6 mesi presso lo stesso datore di lavoro;
  • 20 giorni per la badante che ha un’anzianità di servizio fino a 6 mesi presso lo stesso datore di lavoro se malattia oncologica;
  • 45 giorni per la badante che ha un’anzianità di servizio da 6 mesi a 2 anni presso lo stesso datore di lavoro;
  • 90 giorni per la badante che ha un’anzianità di servizio da 6 mesi a 2 anni presso lo stesso datore di lavoro se malattia oncologica;
  • 180 giorni se la badante ha un’anzianità lavorativa oltre 2 anni con lo stesso datore di lavoro;
  • 360 giorni se la badante ha un’anzianità lavorativa oltre 2 anni con lo stesso datore di lavoro in caso di malattia oncologica.

Le novità proposte da Domina, dentro l’Inps

Per far risparmiare soldi alle famiglie, ma anche per dotare il settore di regole che lo portino ad assomigliare agli altri settori lavorativi, Domina, una delle principali associazioni dei datori di lavoro domestici, ha proposto correttivi.

Secondo l’associazione,  l’Inps dovrebbe provvedere a pagare paghi anche alle badanti e a tutti gli altri assistenti familiari,  il 50% dell’indennità dal quarto al ventesimo giorno di malattia. E naturalmente dovrebbe coprire anche il 67% per gli altri giorni successivi.

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