La manovra 2027 porta due novità per le buste paga dei lavoratori dipendenti del settore privato: una tassa del 5% sugli aumenti dei rinnovi contrattuali pagati nel 2027 e una del 15% sulle maggiorazioni per lavoro notturno, festivo e a turni. Le regole sono negli articoli 6 e 7 del disegno di legge di bilancio 2027-2029 (A.C. 3174). Non sono ancora legge: il Parlamento deve approvare la manovra entro il 31 dicembre.
Aumenti dei rinnovi contrattuali: imposta al 5% (articolo 6)
Gli incrementi retributivi pagati nel 2027 in attuazione dei rinnovi dei contratti collettivi sarebbero tassati con un’imposta sostitutiva del 5%, al posto di Irpef e addizionali regionali e comunali. Condizioni previste dal testo:
- gli aumenti devono avere decorrenza nel 2025, 2026 o 2027 e derivare da rinnovi sottoscritti tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2027;
- vale solo per i dipendenti del settore privato con reddito da lavoro dipendente nel 2026 non superiore a 33.000 euro;
- si applica salvo rinuncia scritta del lavoratore;
- se nel 2027 viene firmato un nuovo rinnovo, l’imposta si applica pro quota ai mesi coperti da ciascun contratto;
- restano fuori gli arretrati di anni precedenti pagati per contratti firmati dopo, che seguono la regola già prevista.
Un esempio di calcolo, mio e non ufficiale: su aumenti per 1.200 euro nell’anno, l’imposta sostitutiva sarebbe di 60 euro. Con l’aliquota Irpef del 23%, senza considerare le addizionali, sarebbe di 276 euro: la differenza è di circa 216 euro.
Lavoro notturno, festivo e a turni: imposta al 15% (articolo 7)
Sulle maggiorazioni e indennità per lavoro notturno, festivo e a turni si applicherebbe un’imposta sostitutiva del 15% per il 2026 e il 2027, sempre salvo rinuncia scritta. Il testo prevede questi limiti:
- l’agevolazione copre al massimo 1.500 euro l’anno;
- il reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente non deve superare 40.000 euro;
- riguarda i sostituti d’imposta del settore privato, con l’esclusione delle attività richiamate dall’articolo 1, comma 18, della legge n. 199/2025;
- restano fuori i pagamenti che sostituiscono in tutto o in parte la retribuzione ordinaria e i premi di risultato, che non contano per il limite dei 1.500 euro.
Se il datore di lavoro è diverso da quello che ha rilasciato la Certificazione Unica dell’anno precedente, il dipendente deve attestare per iscritto il proprio reddito. Restano ferme le regole ordinarie sui contributi, salvo diversa previsione del contratto collettivo o della legge. Anche qui un calcolo mio: su 1.500 euro l’imposta massima sarebbe di 225 euro, contro 345 euro con l’aliquota Irpef del 23%, con un vantaggio di circa 120 euro.
Cosa cambia rispetto a oggi
Le agevolazioni sui premi di produttività all’1% e sui rinnovi contrattuali compaiono tra le misure confermate nella guida alla legge di bilancio 2027. L’articolato fissa però i dettagli, che vanno controllati nel testo definitivo prima di fare i conti sulla propria busta paga.
Cosa resta da chiarire
- come l’agevolazione verrà applicata ai lavoratori che hanno cambiato datore di lavoro;
- la gestione dei conguagli in dichiarazione dei redditi;
- eventuali modifiche in Parlamento, che può cambiare soglie e aliquote.
Per capire quando se ne discute vedi il calendario dei lavori della manovra e l’articolo sull’Irpef 2027 al 33% fino a 55.000 euro.