Per chi percepisce una pensione di reversibilità e ha altri redditi, la rivalutazione di gennaio 2027 potrebbe spostare più in alto le soglie oltre le quali l’assegno viene ridotto. Le soglie 2026 sono già ufficiali; quelle del 2027 dipendono dal decreto sulla rivalutazione, atteso a novembre, e per ora circolano solo come stime. Vediamo i numeri, con un avvertimento: i valori del 2027 sono provvisori.
Come funziona il taglio per chi ha altri redditi
Secondo l’INPS, gli importi delle pensioni ai superstiti sono cumulabili con i redditi del beneficiario (coniuge, genitori, fratelli e sorelle) entro i limiti della tabella F della legge 335/1995. Se il reddito supera certe soglie, la pensione viene ridotta di una percentuale. I limiti non si applicano quando il beneficiario fa parte di un nucleo familiare con figli minori, studenti o inabili. Inoltre, come ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza 162/2022, la riduzione effettiva non può superare il reddito aggiuntivo che l’ha fatta scattare.
Le soglie ufficiali del 2026
La circolare INPS 153 del 19 dicembre 2025 fissa per il 2026 una rivalutazione provvisoria dell’1,4% e un trattamento minimo di 611,85 euro al mese, pari a 7.954,05 euro annui. Le soglie di reddito sono calcolate in 13 mensilità:
- fino a 23.862,15 euro: nessuna riduzione;
- da 23.862,15 a 31.816,20 euro: riduzione del 25%;
- da 31.816,20 a 39.770,25 euro: riduzione del 40%;
- oltre 39.770,25 euro: riduzione del 50%.
Le stime per il 2027
Se la rivalutazione sarà vicina al 2,9% ipotizzato dalle ricostruzioni, il trattamento minimo salirebbe a circa 629,59 euro al mese e a circa 8.184,72 euro l’anno. Le soglie diventerebbero all’incirca:
- fino a circa 24.554 euro: nessuna riduzione;
- da circa 24.554 a circa 32.739 euro: riduzione del 25%;
- da circa 32.739 a circa 40.924 euro: riduzione del 40%;
- oltre circa 40.924 euro: riduzione del 50%.
Sono stime e non cifre ufficiali: il valore definitivo sarà fissato dal decreto interministeriale sulla rivalutazione, che di norma arriva a novembre.
Un esempio pratico
Un vedovo con un reddito personale di 24.000 euro nel 2026 supera la prima soglia (23.862,15 euro) e subirebbe la riduzione del 25%. Con le soglie 2027 stimate, lo stesso reddito resterebbe sotto i 24.554 euro e la riduzione potrebbe non scattare, a parità di altre condizioni. È un esempio illustrativo: l’effetto reale dipende dal reddito di ciascun anno e dal valore ufficiale delle soglie.
Cosa fare
- controllare nel cedolino se è applicata una trattenuta per cumulo con altri redditi;
- tenere presente che l’INPS ricalcola la pensione sulla base dei redditi dichiarati, con eventuali conguagli;
- aspettare il decreto di rivalutazione prima di fare previsioni sul 2027, e per il proprio caso rivolgersi a un patronato.
Il legame con la rivalutazione
Le soglie si muovono insieme al trattamento minimo, che a sua volta segue la rivalutazione. Per il 2026 la circolare INPS 153 prevede la rivalutazione piena fino a quattro volte il trattamento minimo, al 90% tra quattro e cinque volte e al 75% oltre cinque volte. Per il 2027, secondo le ricostruzioni dell’articolo 55 del disegno di legge di bilancio, le fasce potrebbero essere ridisegnate con una rivalutazione più bassa per gli importi più alti: la manovra non è ancora legge e il quadro può cambiare. Per i dettagli sull’aumento di gennaio leggi anche Rivalutazione pensioni 2027: di quanto aumentano gli assegni.