Andare in pensione nel 2026 o aspettare il 2027? Dal 1° gennaio 2027 cambiano due cose: i requisiti anagrafici e contributivi salgono di un mese e vengono aggiornati i coefficienti di trasformazione, che calcolano la parte contributiva dell’assegno. Non esiste una risposta valida per tutti: dipende dal sistema di calcolo, dagli anni di contributi e dall’età. Ecco i numeri ufficiali per fare i conti con ordine.
I requisiti: cosa cambia da un anno all’altro
Secondo le schede di servizio dell’INPS, l’adeguamento alla speranza di vita porta questi valori:
- Pensione di vecchiaia: 67 anni nel 2026, 67 anni e 1 mese nel 2027, 67 anni e 3 mesi nel 2028, con almeno 20 anni di contributi;
- Pensione anticipata (per chi ha contributi al 31 dicembre 1995): uomini 42 anni e 10 mesi fino al 2026, 42 anni e 11 mesi nel 2027, 43 anni e 1 mese nel 2028; donne 41 anni e 10 mesi fino al 2026, 41 anni e 11 mesi nel 2027, 42 anni e 1 mese nel 2028;
- la pensione anticipata prevede una finestra di tre mesi dalla maturazione del requisito contributivo.
Nel passaggio dal 2026 al 2027 la differenza è dunque di un solo mese. Come precisa l’INPS nella circolare n. 28/2026, restano fuori dall’aumento le categorie previste dalla legge, come lavori usuranti, attività gravose e lavoratori precoci; l’APE sociale, invece, non è esclusa.
I coefficienti di trasformazione: il vero nodo
I coefficienti trasformano il montante contributivo in pensione annua e variano in base all’età al momento in cui si ottiene la prestazione: più è alta l’età, più il coefficiente è elevato. Riguardano solo la quota di pensione calcolata con il sistema contributivo, quindi tutto l’assegno per chi ha iniziato a versare dal 1996 e solo le anzianità successive al 1° gennaio 2012 (o al 1° gennaio 1996, a seconda degli anni di contributi al 31 dicembre 1995) per gli altri.
Con il decreto direttoriale del 16 ottobre 2026, il Ministero del Lavoro ha aggiornato i coefficienti dal 1° gennaio 2027. Il confronto con quelli vigenti nel 2025-2026 è questo:
- 62 anni: 4,795% (2025-2026), 4,725% (2027), variazione −1,46%;
- 65 anni: 5,250%, poi 5,166%, variazione −1,60%;
- 66 anni: 5,423%, poi 5,334%, variazione −1,64%;
- 67 anni: 5,608%, poi 5,514%, variazione −1,68%;
- 70 anni: 6,258%, poi 6,139%, variazione −1,90%.
Un esempio puramente illustrativo: su un montante contributivo di 300.000 euro, a 67 anni, il coefficiente del 2026 darebbe circa 16.824 euro lordi l’anno, quello del 2027 circa 16.542 euro, cioè circa 282 euro lordi in meno all’anno. Con un montante diverso o un’età diversa il risultato cambia, e per chi ha una parte retributiva il calcolo riguarda soltanto la quota contributiva.
I vantaggi di uscire nel 2026
- il requisito è più basso di un mese;
- si applicano i coefficienti 2025-2026, più favorevoli di circa l’1,5-1,9% a seconda dell’età;
- per i dipendenti pubblici, dal 2027 il termine di pagamento di TFS/TFR scende da 12 a 9 mesi per chi cessa per limiti di età, di servizio o collocamento a riposo d’ufficio; secondo l’INPS (circolare n. 30/2026) la novità non riguarda i casi di pensionamento anticipato.
Cosa considerare prima di scegliere
- restare al lavoro un anno in più aumenta il montante, perché si versano altri contributi;
- a un’età più alta corrisponde un coefficiente più alto: parte della riduzione del 2027 può essere compensata dall’anno in più;
- il vantaggio dipende da quanta parte della pensione è calcolata con il metodo contributivo: per chi ha una larga quota retributiva l’effetto dei coefficienti è minore;
- conta anche lo stipendio che si perderebbe lasciando il lavoro subito e la finestra di accesso: la prima rata arriva dopo la maturazione del requisito e la domanda.
In sintesi, uscire nel 2026 consente di usare requisiti e coefficienti vigenti quest’anno; aspettare il 2027 comporta un mese in più e un coefficiente più basso a parità di età, ma anche contributi aggiuntivi. Questa guida ha finalità informative e non costituisce consulenza previdenziale o finanziaria: per un calcolo personalizzato conviene controllare l’estratto conto contributivo sul sito dell’INPS o rivolgersi a un patronato.