Il Trattamento di Fine Servizio degli statali torna al centro dell’attenzione con l’avvicinarsi della nuova manovra. Una precisazione, però: il comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri n. 195 sulla legge di bilancio 2027 non cita misure sul TFS. La novità sui tempi di pagamento è invece già legge, perché l’ha introdotta la legge di bilancio 2026, e l’INPS l’ha spiegata nella circolare n. 30 del 27 marzo 2026.
Da 12 a 9 mesi dal 1° gennaio 2027
La principale novità riguarda il termine di pagamento del TFS e del TFR dei dipendenti pubblici, che passa da 12 a 9 mesi a partire dal 1° gennaio 2027. Vale per i lavoratori che cessano dal servizio per raggiungimento dei limiti di età, dei limiti di servizio o per collocamento a riposo d’ufficio. Attenzione ai paletti: la modifica si applica esclusivamente a chi matura i requisiti pensionistici dal 2027 e non interessa i casi di pensionamento anticipato.
I termini che non cambiano
Restano invariati i termini più lunghi previsti per altre cause di cessazione, come le dimissioni volontarie, il licenziamento o la fine di un contratto a tempo determinato: in questi casi il TFS o il TFR continua a essere pagato dopo 24 o 12 mesi, a seconda dei casi. In caso di decesso o inabilità il pagamento resta fissato entro 105 giorni dalla cessazione del servizio.
Quando si paga a rate
La circolare riepiloga anche come viene corrisposta la prestazione, a seconda dell’importo:
- fino a 50.000 euro: in un’unica soluzione;
- oltre 50.000 e sotto i 100.000 euro: in due rate annuali;
- da 100.000 euro in su: in tre rate annuali.
Le rate successive alla prima sono pagate a distanza di 12 mesi.
Regole per alcune categorie
L’INPS precisa anche le regole per specifiche categorie di personale: magistrati, avvocati dello Stato, professori universitari, comparto difesa e sicurezza, scuola. Una parte specifica riguarda chi accede alla pensione con requisiti speciali, come il cumulo, l’APE sociale, Quota 100 e i lavoratori precoci: per ciascun caso la circolare indica da quando decorrono i termini di pagamento.
Cosa succede in caso di ritardo
Il mancato rispetto delle scadenze comporta il riconoscimento degli interessi legali per ogni giorno di ritardo.
Cosa fare
Chi è prossimo al pensionamento nel pubblico impiego dovrebbe verificare con la propria amministrazione la causa di cessazione e la data in cui matura i requisiti: da questi due elementi dipende il termine di pagamento, che può essere di 9, 12 o 24 mesi. Per i casi particolari conviene leggere il testo integrale della circolare n. 30 o chiedere assistenza a un patronato o a una sede INPS.
In sintesi
Il termine di 9 mesi vale dal 1° gennaio 2027 solo per chi cessa per limiti di età, di servizio o riposo d’ufficio e matura i requisiti pensionistici dal 2027. In tutte le altre situazioni i tempi restano quelli indicati dall’INPS: 12 o 24 mesi per dimissioni, licenziamento o fine del contratto a termine e 105 giorni per decesso o inabilità. L’importo, invece, determina soltanto se la prestazione viene pagata in una o più rate.
Le indiscrezioni sulla manovra: tempi più brevi fino al 2030 e stop alle rate dal 2035
Alle regole già in vigore potrebbe aggiungersi una nuova stretta sui ritardi. Secondo le indiscrezioni sulla bozza della legge di bilancio 2027, che non è ancora un testo ufficiale, l’attesa per il primo pagamento scenderebbe per gradi: 9 mesi nel 2027 (già previsto dalla legge di bilancio 2026), 6 mesi nel 2028, 3 mesi nel 2029 e nessun differimento dal 2030.
- la soglia entro cui il TFS è pagato in un’unica soluzione salirebbe dagli attuali 50.000 euro a 60.000 nel 2031, 70.000 nel 2032, 80.000 nel 2033 e 90.000 nel 2034;
- dal 2035 il pagamento a rate verrebbe eliminato, con liquidazione in un’unica soluzione;
- la misura riguarderebbe chi lascia il servizio per limiti di età, mentre chi va in pensione anticipata o si dimette volontariamente resterebbe sui termini ordinari;
- il costo stimato sarebbe di circa 4,2 miliardi lordi tra il 2027 e il 2036, con il picco nel 2030.
Si tratta di dati non ancora confermati dal testo del disegno di legge, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre e ora in Parlamento: tempi e importi potrebbero cambiare durante l’esame.