Pensioni 2021: versamenti volontari, quando si possono usare e a cosa servono

La prosecuzione volontaria e come può servire per accelerare l’uscita dal lavoro.
cristallizzazione

Trovarsi a sfiorare una misura previdenziale, cioè ad arrivare ad un passo da centrare i requisiti ma rischiare di essere tagliati fuori e restare al lavoro è senza dubbio l’incubo di milioni di lavoratori. Ed questo è un incubo mai come adesso ricorrente, soprattutto perché il sistema previdenziale si trova nel bel mezzo di una annunciata rivoluzione, che arrivi o non una vera riforma previdenziale.

La fine di quota 100 rappresenta il punto di non ritorno, perché o si adotta una nuova riforma pensionistica con tanto di nuove misure, oppure in assenza di interventi, si torna in pieno alle regole di uscita della riforma Fornero.

In termini pratici, dopo quota 100, se non arriva una nuova misura o un nuovo pacchetto di misure, per una buona fetta di lavoratori la pensione si allontanerà negli anni fino a superare i 5 anni di attesa.

E pure con una riforma delle pensioni, difficile pensare a misure che arrivino anche solo a somigliare a quota 100. Ed è proprio in questo scenario che lo sfiorare soltanto il completamento dei requisiti senza riuscire ad andare in pensione può essere davvero drammatico. E qualcuno può pensare ai contributi volontari, versati dallo stesso lavoratore pur di completare il suo percorso.  Ecco come funzionano e di cosa si tratta.

I versamenti volontari

Incastonata com’è tra i diktat europei e le necessità del sistema previdenziale, la riforma delle pensioni anche se andasse in porto, più che proporre misure destinate a specifiche categorie di lavoratori non potrà fare. Una misura simile a quota 100, aperta a tutti, che con una determinata età e determinati contributi possa mandare in pensione i lavoratori (62 + 38), non potrà essere prodotta. E le indicazioni che arrivano da fonti vicine al dossier riforma lo dimostrano.

Per quanto detto in premessa e per quei lavoratori a cui manca poco per poter centrare l’uscita prima che le nuove misure o prima che si torni in pieno al regime Fornero, esiste un istituto che pochi sanno di poter utilizzare per andare in pensione e che molti conoscono a malapena. Si tratta della prosecuzione volontaria dei versamenti.

Si tratta di un istituto adatto al lavoratore che al termine della carriera ha una carenza nel montante contributivo che rende lo stesso montante non sufficiente per accedere ad alcune misure previdenziali.

I contributi volontari, sono lo strumento adatto a completare una carriera lavorativa a cui manca qualche anno o qualche frazione di anno per poter accedere alla pensione.

Contribuzione volontaria, la guida

I contributi volontari possono servire a rendere utili ai fini pensionistici i periodi di assenza di contribuzione allo scopo di arrivare ai requisiti utili per la pensione (ma anche per percepirne una più dignitosa).

I contributi volontari sono dei versamenti volontari da parte del lavoratore, ma deve essere l’Inps ad autorizzarli. I contributi volontari sono utili tanto al diritto alla pensione che al calcolo della stessa. I contributi volontari una volta autorizzati dall’Inps sono da versare trimestralmente.  

Per capire quanto versare, occorre sottolineare che il calcolo è variabile in base alla tipologia di soggetto che richiede la prosecuzione volontaria.

Tutto si basa sulla retribuzione dell’ultimo anno di carriera.  La retribuzione di riferimento (o il reddito per gli autonomi) va moltiplicata per una aliquota prestabilita dalla gestione a cui è iscritto i lavoratore. Ed è proprio a questa gestione che va inviata la domanda. Non si tratta di cifre di poco conto, perché l’aliquota di riferimento se per esempio si tratta di un lavoratore dipendente  con 20.000 euro di retribuzione nei 12 mesi precedenti la domanda, è pari al 33% e quindi per un anno intero di contribuzione volontaria ci vorrebbero 6.600 euro. In pratica, oltre 500 euro al mese di contributi da pagare di tasca propria.

A chi mancano pochi mesi per completare i contributi mancanti e accelerare l’uscita potrebbe essere una soluzione. Non tutti però possono avere questa facoltà. Infatti occorre che il richiedente abbia almeno 5 anni di contributi o che ne abbia 3 negli ultimi 5 anni di carriera. In questi periodi di contribuzione necessaria non vanno considerati i contributi figurativi.

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