Reddito di cittadinanza 2023, ultimi mesi e poi? I pro e i contro della misura

reddito di cittadinanza

Scenari davvero particolari sul reddito di cittadinanza. La misura ha di fatto spaccato in due il Paese, tra chi vorrebbe porre fine a questa esperienza e chi invece vorrebbe la sua prosecuzione. Prima del 2019, cioè del suo inserimento nel sistema assistenziale italiano, c’erano già altre misure ma diverse e meno larghe di questa. I poveri c’erano e ci saranno e vanno sostenuti. Ora, che sia la misura giusta il reddito di cittadinanza o no, non possiamo dirlo noi. Ma anche il governo Meloni sembra intenzionata a cancellare la misura ma sostituendola. Possiamo solo analizzare ciò che accade oggi, tra tanti pro e contro della misura.

Il reddito di cittadinanza è necessario per il sistema assistenziale

Nessuno può negare che durante la fase di picco dell’emergenza pandemica il reddito di cittadinanza abbia aiutato molte famiglie ad andare avanti, senza finire alla Caritas. La povertà è dilagante e la crisi economica accentuatasi con la guerra in Ucraina ha peggiorato la situazione. A tal punto che i poveri sono aumentati rispetto a prima. C’è chi usa questi dati per sottolineare il fallimento del RDC. Altri invece sostengono che sia stata la crisi ad aumentare questi numeri. Il reddito di cittadinanza viene preso per la maggiore da soggetti che non sono attivabili al lavoro. Si tratta di famiglie con minori, invalidi o anziani. Pochi sono quelli attivabili al lavoro e molti di loro già lavorano prendendo il sussidio solo come integrazione del reddito. Perché il loro lavoro evidentemente offre salari troppo bassi. Togliere il sussidio aumenterebbe i problemi per chi vive sotto la soglia della povertà ed è senza lavoro. Ed il governo che parla di corsi di formazione e posti di lavoro, forse non ha fatto i conti con lo scarso funzionamento degli uffici di collocamento e con le scarse opportunità di assunzione di oggi.

Il reddito di cittadinanza ed un fallimento annunciato

C’è anche però chi critica apertamente la misura e le cose che dicevamo prima tessendo le lodi della misura. Anche i più favorevoli alla misura, non riescono a rispondere alla domanda su come si farà con i più giovani che prendono il sussidio. Se è vero che i Centri per l’Impiego non funzionano, e se è vero che il lavoro latita, allora si può considerare il fatto che in ventenne di oggi, beneficiario del sussidio lo prenderà di 18 mesi in 18 mesi in eterno? Anche il fatto che c’è chi prende il sussidio e lavora, appare una presa di posizione di chi non conosce bene la misura. Un single di 20 anni che beneficia del sussidio perché non ha lavoro e vive da solo in una casa in affitto, ha diritto a 780 euro di sussidio al mese. Ma solo con reddito zero. Se trova lavoro e prende 500 euro al mese dal lavoro sottopagato di cui molti parlano, di sussidio prenderà 280 euro al mese, cioè la differenza a integrare i 780 euro. E il lavoro svolto un anno, ricadrà sull’ISEE dell’anno successivo. Portando il suo reddito con 500 euro al mese, oltre la soglia dei 6.000 euro di reddito familiare utile al beneficio. Significa che per colpa del lavoro perderà il sussidio negli anni successivi. E questo il deterrente a lavorare che molti assegnano alla misura.

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