Reddito di cittadinanza, l’assurdità, da disoccupati a precari, si pensa al lavoro interinale

In manovra ci saranno le modifiche al reddito di cittadinanza e quelle sulle politiche attive per il lavoro tirano dentro le agenzie di lavoro interinale

Da disoccupato a precario, questo il “geniale” correttivo che il governo Draghi pensa di introdurre per facilitare la ricollocazione lavorativa dei beneficiari del reddito di cittadinanza. Il fallimento dei navigator è stato pubblicamente ammesso quindi, e con loro quello dei Centri per l’Impiego.

Infatti se è vero che il governo sta pensando alle Agenzie di Lavoro Interinale, come spiega anche il sito Skytg24, ciò che diciamo è del tutto evidente.

Cosa bolle in pentola sul reddito di cittadinanza

Si inaspriranno i controlli anti furbetti e forse cambierà qualcosa per le politiche attive sul lavoro e per i requisiti dei beneficiari. Questi gli interventi che si pensa di adottare sul reddito di cittadinanza. La misura va corretta quindi, ormai è evidente anche ai più fermi sostenitori del sussidio come lo sono quelli del Movimento 5 Stelle.

Che sia stata di aiuto nel periodo di grave crisi economica nessuno lo nega. Ma che sia iniqua e discriminatoria lo sanno anche i muri. Furbetti ce ne sono tanti, ma ci sono anche quelli che fanno i furbetti perché con la miseria erogata poco ci fanno. C’è chi arrotonda in nero per necessità, perché non ci sono solo quelli che celano ricchezza per recuperare i soldi del sussidio.

L’inasprimento dei controlli c’è da scommetterci, finirà con l’essere caricato sul quella parte di popolazione che con 400/500 euro di sussidio al mese, non riesce a tirare avanti ed è costretta a svolgere lavoretti in nero anche sottopagati ma necessari. Conosciamo beneficiari del sussidio che durante le varie stagioni agricole, vanno per i campi, o che lavorano come tuttofare nei locali pubblici qualche sera a settimana.

Il fatto che ci siano famiglie che al netto dell’affitto imputato, percepiscono 1.000 euro di sussidio nonostante tre figli a carico, è un dato di fatto. E non bastano a soddisfare bisogni di una famiglia. L’affitto imputato di 280 euro al mese è pochissimo se si pensa agli affitti nelle grandi città per esempio. Sono tutte anomalie del sussidio, come quelle che portano molti beneficiari a prendere cifre prossime ai 100 euro al mese.

Si pensa a rivedere i coefficienti ed i parametri per adeguare queste cifre, ma grandissimi cambiamenti non se ne vedono all’orizzonte. Di quanto possono aumentare le cifre per le famiglie numerose? Più facile che si cerchi di inasprire i controlli in maniera radicale, usando la linea dura di cui questo governo Draghi ha già dimostrato di essere in grado di fare in tutti i campi.

La soluzione per le politiche attive è un disastro

Non sono certo pochi i beneficiari che nel reddito di cittadinanza vedevano uno strumento temporaneo come sostegno reddituale ed una speranza di trovare nuovo lavoro. Non era forse nato per questo il sussidio? I Centri per l’Impiego si sono muniti di navigator, che dovevano consentire ai soggetti attivabili di trovare lavoro. Un evidente fallimento, perché le politiche attive sul lavoro del reddito di cittadinanza non hanno funzionato per niente.

E adesso si corre ai ripari, ma in una maniera che evidentemente riporta alla luce il fatto che probabilmente chi fa queste leggi non è abituato a lavorare, non conosce a fondo la situazione del mondo del lavoro italiano.

Tra i correttivi infatti emerge la volontà di chiamare in aiuto le agenzie di lavoro interinale. Si tratta di agenzie di lavoro in somministrazione. In pratica, agenzie che vengono chiamate in azione dalle aziende nei periodi di picco delle attività produttive. Quando una azienda ha molto lavoro, anziché assumere nuovi lavoratori direttamente, preferisce attingere da queste agenzie di fornitura di manodopera.

Lavoratori assunti a settimane e se va bene per qualche mese, fino ad esaurimento delle necessità delle aziende. Si tratta di precari a tutti gli effetti. Ma è così che si vuole risolvere la questione della ricollocazione lavorativa dei beneficiari del sussidio, trasformandoli da disoccupati a precari? Forse chi fa le leggi non sa che a due mesi alla volta di assunzione, non si risolve la questione, che un ragazzo di 30 anni portato a lavorare in questo modo rischia di uscire presto dal mondo del lavoro per sopraggiunto limite di età e di tornare disoccupato, ma stavolta cronico.

Con il lavoro somministrato non c’è banca che conceda prestiti, non c’è finanziaria che permetta di aprire una linea di credito, nemmeno per comperare un telefonino. E poi, il lavoro somministrato produce reddito, produce le Certificazioni Uniche che poi vanno ad essere inserite nelle DSU per l’Isee dell’anno successivo. Aumenta il reddito che può tagliare fuori l’anno successivo dal reddito di cittadinanza.

In pratica, si corre il rischio che due o tre mesi di lavoro somministrato alla fine faccia perdere il sussidio, altro che politica attiva sul lavoro.

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