Riforma pensioni con uscita a 64 anni

Riforma pensioni, la quota 102 con uscita a 64 anni prevede penalizzazioni piuttosto blande.

riforma pensioni

Nessun numero è stato reso noto negli incontri tra sindacati e governo sulla riforma pensioni e diversamente non potrebbe essere visto che la copertura in dotazione alla riforma previdenziale non la conosce nessuno al momento.


Nonostante questo i tecnici lavorano alacremente per mette nero su bianco le eventuali ipotesi di misura da mettere in campo per la sostituzione della quota 100, in scadenza il 31 dicembre 2021.

Riforma pensioni e uscita a 64 anni


Tranquillizziamo subito chi pensa che eventuali nuove misure passando andare a sostituire la quota 100 già a gennaio 2021, perché la misura resterà in vigore fino alla sua naturale scadenza.

Certamente però eventuali nuove misure, in vigore dal 1 gennaio 2022, dovranno avere un costo molto minore rispetto alla quota 100 ma soprattutto dovranno essere più eque e permettere il pensionamento ad una platea ben più ampia di lavoratori.

Quota 100, infatti, ha favorito il pensionamento di uomini e di dipendenti pubblici (carriere continue e lunghe) andando a sfavorire le donne che, come è noto, a causa di gravidanze ed interruzioni della carriera non sono riuscite a centrare la misura.

Una delle soluzioni ipotizzate dal governo è l’uscita a 64 anni con almeno 38 anni di contributi. Una sorta di quota 102 con penalizzazioni del 2,8-3% ma solo sulla quota contributiva della pensione, per ogni anno di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia.

Una soluzione che potrebbe favorire coloro che hanno versato la gran parte dei propri contributi prima del 1996 e che si ritrovano ad avere la pensione calcolata con il retributivo fino al termine del 2011.

Altre ipotesi prevedono uscite prima dei 64 anni ma con penalizzazioni più pesanti che in alcuni casi prevedono ricalcolo interamente contributivo della pensione.