Riforma pensioni, le ultime novità da opzione donna ai nuovi scivoli

Mario nava
Ecco alcune delle ultime novità sulla riforma delle pensioni e su cosa bolle in pentola adesso e per il 2024.
Opzione donna pensione e pensione anticipata contributiva

Riforma delle pensioni bloccata. La stampa di oggi all’unisono ha dato ampio risalto al fatto che il Governo ha rimandato il summit coi sindacati. Una situazione da molti considerata come una specie di sconfitta da parte dell’esecutivo che secondo alcuni “non avrebbe risposte”, soprattutto per la questione di opzione donna. Le critiche verso l’esecutivo muovono anche verso il fatto che le tante, ipotetiche nuove misure di cui tanto si parla, sono prive di qualsiasi accenno alle dotazioni a disposizione. E come è logico che sia, le coperture restano fattore predominante visto che la riforma ha nei conti pubblici una cosa che non può non essere considerata.

Opzione donna da correggere, ma come?

Ad oggi per le nate nel 1964 la nuova opzione donna tutto è tranne che fruibile. Innanzi tutto perché sono state introdotte delle limitazioni di platea molto pronunciate. Se è vero che l’accesso ad opzione donna è praticamente appannaggio esclusivo di disoccupate, invalidi, caregivers o alle prese coi tavoli di crisi aziendali, anche l’età di uscita conta parecchio. Ed a conti fatti si è passati da 58 anni a 60 anni. E chi è nata nel 1964, che con una proroga secca della misura avendo completato i 58 anni nel 2022, si potevano aprire le porte del pensionamento, adesso tutto è cambiato. Anche nelle ultime ipotesi di correttivi ad opzione donna, si continua a parlare di pensione a 60 anni. Ed a poco serve il bonus di 12 o 24 mesi in base ai figli avuti. Le lavoratrici che non hanno avuto figli resterebbero escluse da una misura che pur se penalizzante, nel 2022 ha permesso il pensionamento di oltre 20.000 lavoratrici. Mentre per la nuova versione le stime parlano di appena 200/2500 interessate dalla misura.

La quota 41 per tutti e le misure flessibili in quota o no

Opzione donna dimostra come la voglia di andare in pensione può far superare anche un taglio di assegno piuttosto marcato. Se molte lavoratrici hanno sfruttato la misura e molte altre vorrebbero avere questa facoltà, significa tanto. Significa che un taglio che arriva a superare, alcune volte il 30% della pensione futura, spesso non è così limitativo. E sarebbe lo stesso anche se si decidesse di aprire le porte ad una quota 41 per tutti, e quindi senza limiti destinati ai precoci o senza limiti di platea come la versione oggi in vigore. Una quota 41 per tutti, ma calcolata come opzione donna, con il sistema contributivo, potrebbe finire con l’essere accettabile da molti. Anche se è vero che la versione di quota 41 per tutti, come la vede la Lega di Matteo Salvini o i sindacati, dovrebbe essere neutra da tagli.

La flessibilità in uscita per le pensioni

E tagli anche per una ipotetica pensione a 62, 63 o 64 anni con flessibilità e con solo 20 anni di contributi minimi. In questo caso si potrebbe tranquillamente parlare di vera flessibilità. Un lavoratore arrivato a 20 anni di contributi e a 64 anni di età, potrebbe lasciare il lavoro. E con una pensione calcolata interamente con il sistema contributivo. O con un taglio del 2,5% per ogni anno di anticipo. E potrebbe anche passare la via della pensione calcolata con il contributivo solo inizialmente, per poi passare ad un ricalcolo misto al termine dell’anticipo.

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