La riduzione della rivalutazione per le pensioni più alte, prevista dalla manovra 2027, è diventata uno dei nodi del confronto politico. Secondo le ricostruzioni, la stretta varrebbe circa 1,476 miliardi nel 2027, e Forza Italia chiede correttivi per gli assegni oltre quattro volte il minimo INPS. I sindacati sono sul piede di guerra. Ecco cosa sappiamo, cosa è ufficiale e cosa può ancora cambiare in Parlamento.
Cosa c’è già di ufficiale
Per il 2026 la circolare INPS 153 del 19 dicembre 2025 fissa una rivalutazione provvisoria dell’1,4%, riconosciuta in misura piena fino a quattro volte il trattamento minimo (611,85 euro al mese, circa 2.447 euro), al 90% tra quattro e cinque volte e al 75% oltre cinque volte. Il disegno di legge di bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, non è ancora legge e il testo definitivo può cambiare.
Le fasce del 2027 secondo le ricostruzioni
Secondo le ricostruzioni dell’articolo 55 del disegno di legge, la rivalutazione varrebbe solo per il 2027 e si applicherebbe all’intero importo della pensione, non alla sola parte eccedente. Le quote sarebbero queste:
- 100% fino a circa 2.447 euro lordi al mese (4 volte il minimo);
- 85% fino a circa 3.059 euro (5 volte);
- 53% fino a circa 3.671 euro (6 volte);
- 47% fino a circa 4.895 euro (8 volte);
- 37% fino a circa 6.119 euro (10 volte);
- 32% oltre i 6.119 euro.
Quanto si perderebbe
Con una rivalutazione ipotetica del 3%, una pensione da 2.500 euro lordi avrebbe un aumento di circa 64 euro al mese invece dei circa 75 previsti con le regole del 2026. Per un assegno da 4.000 euro l’aumento scenderebbe a circa 56 euro, contro i circa 111 delle regole attuali. Sono simulazioni, non cifre ufficiali: la percentuale definitiva dipende dal decreto interministeriale atteso a novembre.
Cosa chiedono partiti e sindacati
- Forza Italia chiede correttivi sulla stretta per gli assegni oltre quattro volte il minimo, che varrebbe 1,476 miliardi nel 2027;
- Uilp stima perdite tra circa 145 e 1.300 euro l’anno a seconda dell’importo dell’assegno;
- Cisl è contraria e avrebbe ottenuto l’impegno a verificare le proposte, ma con risorse limitate.
Le risorse per le modifiche sono poche: si parla di circa 120 milioni nel 2027 e altrettanti nel 2028 per tutti gli emendamenti. Per questo non è scontato che la stretta venga cancellata del tutto: più probabile, se ci sarà un intervento, una correzione parziale.
Cosa fare adesso
Per ora l’aumento di gennaio dipende dalle regole in vigore e dal decreto di rivalutazione. Per capire quanto potrebbe cambiare il proprio assegno conviene guardare la fascia in cui ricade la pensione lorda mensile e attendere il testo definitivo della manovra. Per il quadro generale leggi anche Rivalutazione pensioni 2027: di quanto aumentano gli assegni e Pacchetto pensioni, cosa prevede la Legge di Bilancio 2027.
Come funziona la rivalutazione
La rivalutazione adegua automaticamente le pensioni all’inflazione ed è applicata dall’INPS a gennaio, senza bisogno di domanda. La percentuale provvisoria viene poi confermata o rettificata con il decreto interministeriale, con eventuale conguaglio l’anno successivo. Il dibattito sulla manovra riguarda quindi non l’esistenza dell’aumento, ma la quota di inflazione riconosciuta agli assegni più alti.