Andare in pensione a 62 anni è l’obiettivo di molti lavoratori, ma nel 2026 la strada è più stretta rispetto agli anni scorsi. Le misure che permettevano l’uscita a quest’età, come Quota 103 e Opzione donna, non sono state prorogate dalla legge di Bilancio 2026. Restano però alcune vie, riservate a categorie precise, e diverse alternative per chi vuole lasciare il lavoro prima dei 67 anni. In questa guida, che sostituisce e aggiorna i nostri vecchi articoli sul tema, trovi in ordine ciò che vale davvero oggi.
Quota 103: chiusa per le nuove uscite
Quota 103 (62 anni di età e 41 anni di contributi) era la pensione anticipata flessibile prevista dal decreto-legge n. 4/2019. Secondo la circolare INPS n. 19 del 25 febbraio 2026, che illustra la legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025), vi può accedere solo chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2025. Chi compie 62 anni nel 2026 con 41 anni di versamenti non rientra più nella misura. Chi invece li ha maturati entro il 2025 conserva il diritto e può scegliere se uscire o restare al lavoro: la stessa circolare estende l’incentivo al posticipo del pensionamento ai lavoratori dipendenti che hanno maturato i requisiti di Quota 103 entro il 31 dicembre 2025.
Opzione donna: non è prorogata
Anche Opzione donna non è stata rinnovata. L’INPS precisa che si può accedere solo con i requisiti maturati entro il 31 dicembre 2024. Per chi li ha raggiunti in tempo, il diritto resta valido; per tutte le altre lavoratrici, oggi non esiste un canale equivalente a 61 o 62 anni.
Le vie ancora aperte intorno ai 62 anni
Per uscire a 62 anni nel 2026 occorre rientrare in una delle categorie previste dalla legge. Le principali sono queste:
- Lavoratori con invalidità pensionabile almeno all’80%: possono andare in pensione di vecchiaia anticipata con 20 anni di contributi, a un’età inferiore a quella ordinaria (56 anni per le donne e 61 per gli uomini, come indicato nelle regole generali);
- Lavoratori usuranti: la cosiddetta quota 97,6 consente l’uscita con 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi, a condizione di aver svolto per il periodo previsto un’attività usurante riconosciuta;
- Lavoratori precoci: servono 41 anni di contributi, senza limite di età, per disoccupati, caregiver, invalidi e addetti a lavori gravosi che hanno iniziato a lavorare da giovani;
- Pensione anticipata ordinaria: senza limiti di età, con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne nel 2026.
Per queste misure restano valide le regole di accesso e le verifiche dell’INPS sulla posizione contributiva. Prima di fare qualsiasi scelta conviene controllare l’estratto conto e chiedere una simulazione a un patronato.
Cosa vale per chi ha pochi contributi
Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 può valutare la pensione anticipata contributiva a 64 anni, con 20 anni di contributi, a condizione che l’assegno liquidato raggiunga la soglia prevista in rapporto all’assegno sociale. A 62 anni questa via non è ancora aperta, ma può essere una meta realistica da pianificare con due anni di anticipo. Per i dettagli sui requisiti e sugli importi, vedi anche la guida su quanti anni di contributi servono.
Ape sociale: non a 62 anni
L’Ape sociale è stata prorogata fino al 31 dicembre 2026, senza modifiche alla disciplina, e richiede 63 anni e 5 mesi di età. Non è quindi una soluzione a 62 anni, ma può esserlo l’anno dopo per disoccupati, invalidi, caregiver e addetti ai lavori gravosi. Le scadenze per chiedere il riconoscimento delle condizioni sono il 31 marzo, il 15 luglio e, in ogni caso, il 30 novembre 2026. Per i dettagli, leggi l’articolo sulla proroga dell’Ape sociale per il 2027.
Altre strade per anticipare l’uscita
- Isopensione e contratti di espansione: strumenti aziendali che consentono l’uscita anticipata con un assegno pagato dall’impresa fino alla pensione, previo accordo sindacale;
- Fondi di solidarietà di settore: in alcuni comparti, come il credito, esistono assegni straordinari per accompagnare all’uscita chi è vicino alla pensione;
- Rendita integrativa temporanea anticipata (Rita): permette di usare il fondo pensione complementare per coprire gli anni che separano dalla pensione, in presenza dei requisiti di legge;
- Riscatto della laurea o dei periodi scoperti: può servire a raggiungere prima il requisito contributivo, ma va valutato bene il costo.
Conviene davvero uscire presto?
Andare in pensione prima ha quasi sempre un costo. Una parte dell’assegno è calcolata con il sistema contributivo, e i coefficienti di trasformazione sono più bassi se si esce con meno anni: dal 2027 verranno anche ridotti dal decreto del Ministero del Lavoro del 16 ottobre 2026. Per capire quanto cambia, leggi la guida sulla pensione 2026 o 2027. In sintesi: prima di decidere servono una simulazione dell’importo e il confronto con la possibilità di restare al lavoro qualche mese in più.
Come procedere
- controllare l’estratto conto contributivo nell’area riservata INPS e sistemare eventuali buchi;
- verificare se si rientra in una delle categorie che consentono l’uscita anticipata;
- chiedere una simulazione dell’assegno e valutare il costo dell’anticipo;
- presentare la domanda online all’INPS o tramite patronato, con SPID, CIE o CNS.
Le regole possono cambiare con la manovra per il 2027, ancora in discussione in Parlamento: aggiorneremo la guida appena saranno approvate novità ufficiali.