La Prestazione Universale per gli anziani non autosufficienti è una misura sperimentale che, secondo la norma attuale, scade il 31 dicembre 2026. Il disegno di legge di bilancio 2027 potrebbe prorogarla di un anno, con un limite ISEE più alto e meno risorse. È una questione che riguarda migliaia di famiglie: ecco cosa prevede oggi la misura, chi può chiederla e cosa potrebbe cambiare.
Cos’è e a chi è rivolta
Secondo l’INPS, la Prestazione Universale è una misura economica sperimentale, in vigore dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2026, destinata alle persone anziane non autosufficienti con un bisogno assistenziale gravissimo. Serve a sostenere la domiciliarità e l’autonomia personale. Non è soggetta a tassazione né a pignoramento.
I requisiti
- avere 80 anni o più;
- avere un bisogno assistenziale gravissimo, riconosciuto dall’INPS secondo i criteri del decreto ministeriale 19 dicembre 2024 (DM 155/2024);
- avere un ISEE socio-sanitario non superiore a 6.000 euro;
- ricevere l’indennità di accompagnamento;
- non essere ricoverati in una RSA o in una struttura simile.
Quanto vale
La prestazione si somma all’indennità di accompagnamento, che nel 2026 è di 551,53 euro al mese secondo l’INPS. Per la quota integrativa, il cosiddetto assegno di assistenza, le ricostruzioni indicano circa 850 euro al mese, nei limiti delle risorse disponibili: il totale sarebbe quindi di circa 1.400 euro mensili. Se le domande superano le risorse, l’importo può essere rideterminato.
Cosa succede dopo il 31 dicembre 2026
Secondo le ricostruzioni dell’articolo 53 del disegno di legge di bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, la sperimentazione verrebbe spostata al 31 dicembre 2027. Il testo non è ancora legge e può cambiare in Parlamento, quindi per ora vale la scadenza del 31 dicembre 2026.
- ISEE: il limite socio-sanitario salirebbe da 6.000 a 12.000 euro per il 2027;
- risorse: il fondo sarebbe di circa 136 milioni nel 2027, contro i 250 milioni previsti per il 2025 e il 2026;
- requisiti: gli altri requisiti resterebbero invariati.
Cosa fare adesso
- verificare di avere l’indennità di accompagnamento e di soddisfare l’età e il bisogno assistenziale gravissimo;
- controllare l’ISEE socio-sanitario: chi oggi supera i 6.000 euro potrebbe rientrare nel 2027 se il limite sarà alzato;
- presentare la domanda all’INPS online o tramite un patronato, senza aspettare l’esito della manovra se i requisiti ci sono già.
Per il quadro generale sulle prestazioni agli anziani puoi leggere anche Prestazione universale anziani: come funziona e la domanda da fare all’INPS per i pensionati con accompagnamento. Per il tuo caso specifico conviene rivolgersi a un patronato.
Domanda e decorrenza
La domanda si presenta all’INPS, online o tramite un patronato. Secondo le ricostruzioni, si può fare dal primo giorno del mese in cui si compiono 80 anni e la prestazione decorre dal mese di presentazione. Per gli anziani che già percepiscono l’indennità di accompagnamento e hanno un ISEE socio-sanitario basso, controllare i requisiti prima della fine dell’anno è il passo più utile.
Perché il passaggio al 2027 conta
Se la proroga sarà confermata, per il 2027 si amplierebbe la platea grazie al limite ISEE più alto, ma con un fondo più ridotto: l’importo della quota integrativa, che oggi è di circa 850 euro, potrebbe dipendere dal numero delle domande. Per questo la prudenza è d’obbligo e conviene attendere il testo definitivo della legge di bilancio prima di fare previsioni sulle cifre del 2027.