Trasferimento del lavoratore, come ci si può difendere

Lavoratore trasferito in altra sede, come funziona e cosa bisogna sapere.
lavoro statali, rinnovo contratto

Può capitare, ad in lavoratore dipendente di essere trasferito dal proprio datore di lavoro, dalla propria azienda, in un’altra sede.

Ed in linea di massima il lavoratore non può farci assolutamente nulla. Infatti non ci si può opporre al trasferimento se ordinato per esigenze di azienda.

Ma la legge offre al lavoratore dipendente di impugnare  trasferimento, alla stregua di molti altri provvedimenti imposti in maniera apicale dal datore di lavoro.

Cosa si può fare per evitare il trasferimento

Cambiare sede di lavoro non sempre è una cosa indolore da sopportare. Bisogna vedere a che distanza è questa sede rispetto a quella originaria, oppure a che distanza è da casa propria.

Per questo tra i contenziosi più diffusi nei tribunali, in materia lavoro, finiscono proprio i trasferimenti.

Ed il modo con cui finiscono queste vicende in generale è a svantaggio del lavoratore, per che anche se con qualche eccezione di sentenza, la linea prevalente è che il lavoratore non può rifiutarsi di essere trasferito.

Sono i giudici del lavoro gli ermellini che hanno competenza in materia e che hanno prodotto l’orientamento prima citato.

Ed è proprio al giudice del lavoro che il dipendente deve rivolgersi impugnando il licenziamento.

Le conseguenze del rifiuto al trasferimento

In base alle esigenze aziendali, un lavoratore dipendente può essere trasferito in altra sede. E se il trasferimento è solo per un periodo preciso, cioè temporaneamente, si parla di missione o trasferta.

Per eventi diversi, come la chiusura di una sede aziendale, oppure per qualsiasi altra esigenza del datore di lavoro, il trasferimento può essere definitivo.

È vero come detto, che il lavoratore non può rifiutarsi, ma è altrettanto vero che il trasferimento dei lavoratori deve essere giustificato da comprovate ragioni e motivazioni.

Il trasferimento deve essere comunicato per iscritto e deve essere dato al lavoratore un periodo di preavviso, variabile in base ai vari CCNL di categoria. Ed il trasferimento, deve contenere pure alcuni benefit al lavoratore, soprattutto per consentire allo stesso di collocarsi in un altro luogo anche per vivere oltre che per lavorare.

Il rifiuto al trasferimento non è legittimo nella stragrande maggioranza dei casi. In altri termini occorre accettare il trasferimento, o meglio, darne seguito e poi casomai, impugnarlo di fronte al giudice del lavoro. Rifiutare il trasferimento e quindi non presentarsi al lavoro, espose il lavoratore anche al rischio licenziamento.

Non sono pochi i casi in cui il trasferimento può essere considerato illegittimo.

Per esempio, nel caso in cui la nuova sede di lavoro reca un grave pregiudizio a danno del lavoratore stesso. Ma deve essere sempre un giudice a sancire questo pregiudizio imponendo al datore di lavoro di riposizionare il dipendente nella sede precedente, ove possibile naturalmente.

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