Bonus 500 euro Natale, Conte lo vuole ma per chi?

Proposta di un bonus Natale da 500 euro da destinare a chi ha fatto almeno 8 mesi di cassa integrazione. La misura rischia di essere bocciata a causa dei costi troppo elevati.

Taglio cuneo fiscale

Un bonus per la fine dell’anno, che permetta di trascorrere il Natale in serenità. Questa la proposta del premier Giuseppe Conte che lancia l’idea del bonus Natale da 500 euro per chi è stato in cassa integrazione.

Bonus 500 euro Natale

Palazzo Chigi vuole un bonus di 500 euro per chi, durane il 2020, ha fatto almeno 8 settimane di cassa integrazione.

Una riedizione del bonus Befana, già proposto lo scorso anno ma quest’anno con una motivazione in più: dar ossigeno alle famiglie che hanno subito cali economici a causa della cassa integrazione del 2020.

Ma i Ministri non sono d’accordo perchè molte sono le misure con cui intervenire e troppo poche le coperture.

Così come il Bonus Befana venne rinviato anche il bonus Natale da 500 euro rischia, quindi, di fare la stessa fine.

Il Governo, infatti, sta lavorando sul rinvio delle scadenze fiscali di novembre e dicembre quando arriva sul tavolo la proposta di Conte del bonus 500 euro che non viene, però accolta con molto entusiasmo.

L’intervento costerebbe 1,7 miliardi di euro. Ma non è solo questo il dubbio. Dovrebbe arrivare nelle tasche degli interessati tramite l’INPS, che già con la cassa integrazione è stato accusato di terribili ritardi a causa di una burocrazia che ha fatto attendere i cassa integrati molti mesi prima di entrare in possesso delle somme spettanti.

Nel decreto Ristori, poi, il governo ha impegnato 8 miliardi di cui 5, però serviranno per i rinvii fiscali.

Aggiungendo il bonus di fine anno che costerebbe, come abbiamo detto, 1,7 miliardi, rimarrebbero soltanto spiccoli da destinare alle altre categorie che in questo momento hanno davvero bisogno.

Da ricordare, poi, che il decreto Ristori 3 dovrà garantire fondi alle regioni che passano alla zona rossa in automatico per il fondo perduto destinato ai settori compresi ne codici Ateco per i quali le chiusure anticipate o totali hanno portato una penalizzazione degli incassi.

Leggi anche, per approfondire: Decreto ristori 3 approvato, cosa c’è per bar, ristoranti e pubblici esercizi?