Pensione militari: ecco quando si può uscire prima dei 60 anni

Per i militari ci sono alcune normative di riferimento per la pensione, che garantiscono un trattamento agevolato, ma a determinate condizioni.
pensione militari

Andare in pensione prima dei 60 anni è una specie di chimera per la stragrande maggioranza dei lavoratori. Basti pensare che tale eventualità riguarda le lavoratrici a cui si applica opzione donna (ma altamente penalizzante come calcolo di assegno), le donne con almeno l’80% di invalidità pensionabile e chi rientra nelle pensioni senza limiti anagrafici, come le pensioni anticipate.

Per queste ultime, che necessitano di un numero di anni di contributi a dir poco proibitivi (42,10 anni di contributi per gli uomini e 41,10 per le donne, oppure quota 41 per i precoci se disoccupati, invalidi, caregivers o per i lavori gravosi) , la condizione utile ad accedere alla pensione prima di aver compiuto 60 anni è l’aver iniziato a lavorare intorno ai 16 anni di età ed aver trovato una continuità di assunzione da fare invidia.

Nel mondo dei militari però esiste una possibilità che consente l’uscita dal lavoro prima dei 60 anni. Si tratta di una possibilità unica nel suo genere che riguarda esclusivamente i militari, grazie alle maggiorazioni convenzionali.

Militari, in pensione prima dei 60 anni, ecco cosa sono le maggiorazioni convenzionali

Una specie di sconto che da diritto ad uscire dal lavoro prima dei 60 anni di età, questo ciò che è ammesso per la quiescenza dei militari.

In molti casi, questi lavoratori pubblici per il tramite delle cosiddette maggiorazioni convenzionali, possono anticipare la data di pensionamento anche di diversi anni rispetto ad altri lavoratori, anche pubblici.

Ma cosa sono le maggiorazioni convenzionali? Quando si parla di pensione la parola maggiorazione può essere usata in due casi, uno economico ed uno contributivo. Nel primo si parla di maggiorazione (per esempio la maggiorazione sociale) dell’assegno di pensione, cioè di alcuni strumenti che permettono di incrementare l’importo della pensione  percepita dopo la sua liquidazione effettuata in base alla carriera del lavoratore.

Nel secondo caso invece la maggiorazione riguarda i contributi versati o i periodi di lavoro svolti che possono valere più di quelli che effettivamente sono.

La maggiorazione dei contributi altro non è che la possibilità di farsi riconoscere maggiori periodi di lavoro e di contributi ai fini pensionistici. Per i militari, al cui interno ci sono anche i Carabinieri, e per le forze di Polizia vige la maggiorazione convenzionale.

Maggiorazioni convenzionali, come funzionano?

Le maggiorazioni convenzionali di cui trattiamo oggi riguardano come detto militari e forze di Polizia. Si tratta di vere maggiorazioni contributive dette anche maggiorazioni convenzionali di anzianità contributiva. Il nome la dice lunga, perché in pratica si ha diritto a una valutazione del periodo di lavoro svolto superiore ai mesi effettivi di lavoro che nella normalità dei casi vengono presi per buoni nel concedere una pensione.

E il surplus contributivo è buono, come si dice in questi casi, a tutto tondo, perché vale sia per il diritto alla pensione che per l’importo della stessa, ovvero per la sua misura, come si dice in gergo tecnico.

Queste maggiorazioni riguardano tutti i lavoratori che rientrano in quello che viene definito comparto sicurezza. Pertanto, tutti i lavoratori dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica Militare, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia di Stato, della Polizia penitenziaria, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e del Corpo Forestale dello Stato.

Va ricordato innanzi tutto che per tutti questi lavoratori (non per il personale civile però),  l’età massima per la permanenza in servizio è compresa tra i 61 anni e tre mesi e i 66 anni e tre mesi.

Le maggiorazioni constano in 6 mesi di contributi in più ogni 12 mesi di lavoro svolto su navi militari e possono riguardare tutte le Forze Armate ma anche i Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Polizia di Stato, quella Penitenziaria, il Corpo Forestale dello Stato e i Vigili del Fuoco. Stesso vantaggio in termini di maggiori contributi utili lo hanno i lavoratori collocati in zone di confine anche a terra.

 Per i lavoratori di confine però il benefit previsto può essere sfruttato in pieno, cioè per 6 mesi di maggiorazione solo per i primi due anni di servizio in territorio di confine. Per i successivi infatti il beneficio scende a 4 mesi ogni 12 mesi di lavoro.

C’è anche la maggiorazione di 2,4 mesi per ogni 12 di servizio per i militari impegnati in esercitazioni o campagne e per la Polizia in servizio in reparti di correzione o negli istituti militari di pena e detenzione.

Il limite massimo di anni per le maggiorazioni totali utilizzabili per misura e diritto alla pensione è di 5 anni. Per questo esiste la possibilità concreta di anticipare prima dei 60 anni la data di pensionamento.

Anticipo massimo di 2,5 anni per i soggetti che si sono arruolati dopo il 1988, mentre per chi si è arruolato prima può sfruttare il vantaggio massimo.

Va ricordato che per questo comparto la pensione di anzianità è riconosciuta al compimento dei 57 anni di età e 35 di contributi. Diverso il caso della pensione di vecchiaia che in genere si centra in maniera diversa in base ai singoli ordinamenti del relativo Corpo in cui di presta servizio. Per la pensione di vecchiaia per tutti servono non meno di 20 anni di contributi.

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