Pensione quota 41 con cambio residenza genitori: l’unica via possibile

Attenzione al requisito della residenza con il familiare da assistere al momento della presentazione della domanda di pensione con quota 41.
Caregiver familiare

Non sempre il lavoratore precoce riesce facilmente a centrare gli stringenti requisiti richiesti dalla quota 41 anche a causa del vincolo imposto ai disoccupati che devono essere privi di occupazione a causa di licenziamento.

Rispondiamo al quesito di un lettore che ci ha chiesto:

Salve sono un lavoratore precoce ho un anno di contributi sotto i 19 anni .fino al 2017 ho lavorato con contratto a tempo indeterminato ,sommando 38,5 di contributi.poi questa azienda e fallita  e da lì comincia il mio calvario avendo qualche problema di salute  per svolgere lavori in quota come elettricista .ho fatto 1,5 anni di disoccupazione poi ho  trovato lavoro a tempo determinato ,intervallato da qualche mese di disoccupazione  ultimo contratto scaduto il 31/03 /21 attualmente disoccupato compio i 41 anni a giugno e vi arrivo con circa 2 anni di disoccupazione.assisto mio papà disabile con la 104 da ottobre 21 trasferendo la residenza dai miei genitori perché mia mamma ottantenne non riesce ad accudire mio papà.ho diritto a poter accedere a quota 41?Grazie ah dimenticavo sono nato il 25/07/61 compio 60 anni a Luglio

Invitiamo alla lettura della nostra guida: Pensione: tutto quello che c’è da sapere, la guida

Pensione quota 41

L’unica via possibile per ottenere il pensionamento sembra essere quella del caregiver. Il fatto che a seguito del licenziamento abbia svolto lavoro con contratti a termine, infatti, le impedisce di accedere alla pensione con 41 anni di contributi in qualità di precoce disoccupato.

Ma anche nel caso dell’assistenza al familiare con handicap grave in base alla legge 104, bisogna fare attenzione.

La normativa, infatti, recita che il diritto alla pensione con la quota 41 spetta ai lavoratori che assistono, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto 70 anni oppure siano affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

Bene, quindi, il cambio di residenza dei suoi genitori poichè di fatto, sua mamma che ha 80 anni non riesce ad assistere suo padre. Ma la convivenza con il familiare che si assiste è richiesta per almeno 6 mesi al momento della richiesta di pensionamento. Difficilmente, quindi, facendo cambiare residenza ai suoi genitori e presentando domanda subito riuscirà ad avere diritto al pensionamento ad ottobre (quando la residenza con i suoi genitori ci sarebbe da soli 5 mesi).

Pur rispettando, quindi, la finestra di 3 mesi dal raggiungimento dei 41 anni di contributi le mancherebbe di soddisfare il requisito richiesto ai caregiver, che è appunto, l’assistenza di 6 mesi ad un familiare convivente al momento della presentazione della domanda di pensione.

Il consiglio, quindi, è quello di trasferire quanto prima la residenza dei suoi genitori a casa sua e attendere qualche mese per la presentazione della domanda di riconoscimento del beneficio (che in caso contrario potrebbe essere respinta).

Per dubbi e domande è possibile scrivere a: info@pensioniefisco.it
I nostri esperti provvederanno a dare una risposta al tuo quesito in base all’originalità.

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