Pensioni 2023 novità: non una ma due quota 41 per la pensione

Mario nava
pensioni

Il 2023 segna l’ingresso nel sistema previdenziale di una nuova misura. Si tratta della pensione quota 103 2023. Una novità assoluta, anche se come meccanismo poco cambia rispetto alla quota 100 o alla quota 102. La somma di una determinata età ed una altrettanto determinata carriera contributiva deve fare 103. Ma servono 41 anni di contributi. Un requisito in salita rispetto alle due misure precedenti prima citate. A tal punto che inizialmente questa quota 103 era stata ribattezzata quota 41.

Nel 2023 in pensione con due quota 41 con requisiti diversi e diversi beneficiari

La quota 100 prevedeva il raggiungimento di almeno 62 anni di età e di almeno 38 anni di contributi versati. La misura ha avuto la sua vita dal 2019 al 2021. La quota 102 invece aveva come età pensionabile minima quella di 64 anni mentre i contributi da versare restavano 38. La durata di questa misura è stata prevista dal primo gennaio 2022 al 31 dicembre 2022. Adesso si passa a quota 103, almeno per tutto il 2023. Per le pensioni 2023 novità sono poche, ma la quota 103 senza dubbio è una di queste. Ed apre alla possibilità di andare in pensione nel 2023 con due diverse quota 41.

Con 41 anni di contributi, quali pensioni? Pensioni 2023 novità per diversi lavoratori

La quota 103 altri non è che una quota 41 delimitata a partire da una determinata età. Ed è aperta a tutti i lavoratori, nessuno escluso. In questo la differenza con la quota 41 precoci è enorme. Della quota 41 precoci non si parla più proprio perché l’attenzione è rivolta tutta verso la quota 103. Avendo nei 41 anni di contributi da versare il limite anche la quota 103, evidente che non si parli più della quota 41 precoci. Ma la misura sarà attiva anche nel 2023. Ed anche se a platea limitata a caregivers, invalidi, disoccupati e lavori gravosi, da qualche lato è migliore della quota 103. Per la quota 41 non c’è nessun limite di età. Possono accedervi quindi tutti i lavoratori indipendentemente dall’età anagrafica, purché appartenenti alle sopracitate categorie. Dei 41 anni di contributi però, almeno uno deve essere antecedente il 19imo anno di età. Sia per la quota 41 precoci che per la quota 103, servono 35 anni di contributi neutri da disoccupazione e malattia, cioè al netto di questi periodi di contribuzione figurativa.

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