Pensioni, ecco chi rischia di prendere meno del 50% dell’ultimo stipendio

Le pensioni in futuro son destinare a scendere e spetterà una percentuale sempre minore rispetto all'ultimo stipendio.

Pensione

Uno studio condotto e realizzato da Moneyfarm e Progetica porta alla luce un’allarmante scenario: le pensioni future potranno arrivare a meno del 50% dell’ultimo stipendio. Penalizzate le donne ma anche i giovani.

Pensioni sempre più basse

Lo scenario che si prospetta non è certo dei più accattivanti visto che i giovani potrebbero arrivare a percepire di pensione meno del 50% di quanto percepiranno come ultimo stipendio. Ma andiamo con ordine.

Nello studio sono stati presi in esame diversi profili lavorativi per i nati nel 1960, 70, 80 e 90 ovvero coloro che oggi hanno un’età compresa tra i 30 ed i 60 anni.

Tra coloro che oggi hanno quell’età il tasso di disoccupazione si aggira intorno al 44%.

Sono circa 1 milione e mezzo i lavoratori, che oggi hanno un’età compresa tra i 30 ed i 60 anni, che accederanno alla pensione tra il 2027 ed il 2062 con età che oscillano tra i 66 anni e 11 mesi ed i 72 anni.

Per tutti i profili presi in esame la pensione media è di 1337 euro mensili ma il problema principale non è rappresentato dall’importo della pensione (che a oggi potrebbe anche essere considerato alto) quando dalla percentuale tra l’ultimo stipendio e la prima pensione, ovvero il tasso di sostituzione.

Il tasso di sostituzione, infatti, indica a quale quantità di stipendio corrisponde l’ultima pensione.

E se per gli attuali sessantenni il tasso di sostituzione è del 71% (ovvero percepiranno una pensione pari al 71% dell’ultimo stipendio) per i giovani questo tasso scende vertiginosamente.

Per gli attuali trentenni e quarantenni, lo scenario restituisce un tasso di sostituzione pari al 40%: questo significa che i giovani andranno a percepire una pensione pari al 40% dell’ultimo stipendio.

Le donne, inoltre, saranno maggiormente penalizzate rispetto agli uomini poiché attualmente la differenza della pensione percepita dagli uomini è del 20% in più rispetto a quanto percepito dalle coetanee donne (a parità di profilo lavorativo).

Questo divario è destinato a scendere se per i sessantenni sarà del 21/22% per i trentenni la differenza sarà del 17/18%.

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Esperto di previdenza fiscale per studi e per passione, ho prestato volontario presso un CAF per diverso tempo ed ho collaborato con la testata online Orizzontescuola.it nella rubrica di consulenza fiscale. Attualmente sto collaborando con la testata online Money.it.