Per il dopo quota 100 si pensa a una opzione contributiva dai 62 anni, dai sindacati la proposta

Una specie di opzione Dini per tutti, anche per i retributivi e ancora più vantaggiosa.
pensione con 15 anni di contributi

Da Cgil, Cisl e Uil è arrivata la richiesta di incontro con il neo Ministro del Lavoro, Andrea Orlando. In pratica, i rappresentanti dei lavoratori chiedono la riapertura del tavolo di discussione sulla riforma delle pensioni. Sarebbe il primo incontro dopo la nascita del nuovo esecutivo. Un modo per riaprire le discussioni sul post quota 100.

Infatti resta questo il nodo cruciale della situazione, con la quota 100 che al termine del suo triennio di sperimentazione (ormai prossimo vista la scadenza del 31 dicembre 2021), in assenza di novità, lascerà nel sistema uno scalone di 5 anni.

Le proposte e le soluzioni a cui si lavora sono davvero molteplici e sicuramente quelle dei sindacati sono alquanto importanti perché saranno le carte che le parti sociali si giocheranno al tavolo della trattativa. Una in particolare desta molto interesse, perché si tratta della riproposizione di una vecchia misura, ancora in funzione ma per una platea limitata. Adesso secondo i sindacati si potrebbe estendere il beneficio dell’uscita anticipata con calcolo contributivo anche ai retributivi.

La pensione contributiva estesa

Permettere a tutti, anche a chi non è un contributivo puro di andare in pensione con una misura che è la via di mezzo tra l’opzione Dini e la pensione anticipata contributiva. Questo è ciò che i sindacati proporranno al nuovo governo non appena si riaprirà la trattativa sulla riforma delle pensioni.

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L’opzione Dini, detta anche opzione contributiva è una misura che permette l’accesso alla pensione sempre a 67 anni di età ma con 15 anni di contributi. Senza entrare nel merito della misura, che prevede il ricalcolo contributivo dell’assegno e una serie di requisiti specifici, l’ipotesi è di estendere la facoltà di uscita anticipata utilizzando l’opzione anche per chi ha iniziato a versare prima del 1° gennaio 1996.

Il lavoratore dovrebbe accettare un calcolo meno favorevole della pensione in virtù del fatto che anche i periodi di lavoro nel sistema retributivo devono essere calcolati con il penalizzante sistema contributivo.

Età di uscita a 62 anni

In quanto ad età pensionabile invece, i sindacati pensano ad un anticipo dell’anticipo, partendo da quello che prevede la pensione anticipata contributiva. Anche questa è una misura da tempo in vigore che permette l’uscita a 64 anni di età a condizione che il primo versamento di contributi sia successivo al 31 dicembre 1995. In pratica, una misura destinata ai contributivi puri.

Ma si tratta di una misura destinata ad un ristretto numero di lavoratori, dal momento che oltre al vincolo dell’anzianità di carriera e del primo versamento che deve essere successivo all’entrata in vigore della riforma Dini, occorre che il primo rateo di pensione sia pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale.

La misura dovrebbe essere modificata profondamente per quanto riguarda la proposta unitaria dei sindacati. Infatti occorrerebbe estendere la facoltà a tutti i lavoratori, anche a chi ha iniziato a lavorare in epoca retributiva. E poi il limite di imposto della pensione liquidata deve essere ridotta da 2,8 volte l’assegno sociale a 1,2 o 1,5 volte lo stesso assegno.

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