Dal reddito di cittadinanza al MIA, ecco la bozza e le novità

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Dopo il reddito di cittadinanza la Garanzia per l'inclusione, ecco come funziona

Da settembre al posto del reddito di cittadinanza ecco il MIA, cioè la Misura di Inclusione Attiva. Al posto del famoso reddito di cittadinanza, la cui data di chiusura è ormai certa (il 31 dicembre 2023, ndr), entrerà in azione una nuova misura. Ed è appena trapelata la bozza del decreto che varerà la novità del 2024. Bozza significa che nulla è ancora certo, ma c’è già qualcosa su cui lavorare. E tra reddito di cittadinanza e MIA molto cambierà. Anche se non tutte le novità sembrano andare nella direzione sperata da tutti, cioè di un miglioramento della misura e di una maggiore equità. Certo, le differenze sono nette, anche su durata e importi, ma su siti e media già ci sono i “plotoni di esecuzione” che parlano di errori commessi, a partire dal fatto che determinate case di abitazione che fino ad oggi erano salvaguardate, adesso finiranno con il far perdere il sussidio a qualcuno.

Nuova misura al posto del reddito di cittadinanza, ecco cosa cambia sugli immobili

Per il reddito di cittadinanza oltre ad un ISEE entro una determinata soglia bisognava rientrare in determinati limiti dei soldi presenti in banca e sui conti correnti per esempio. E bisognava anche rispettare il limite dei 30.000 euro come patrimonio immobiliare. parliamo delle case e dei terreni posseduti dai componenti il nucleo familiare. Per gli immobili la casa di abitazione non concorreva alla formazione di quei 30.000 euro. Adesso, in base alla bozza, se la casa abitazione del nucleo familiare ha un valore catastale sopra 150.000 euro, si perderà il diritto al nuovo sussidio. Ma 150.000 euro di valore catastale di una casa, è una cifra cospicua perché indica una casa di un certo valore (case di lusso o quasi).

Altre novità del MIA rispetto al reddito di cittadinanza

Molti dei requisiti del MIA sono copiati pari pari dal reddito di cittadinanza. Invece è la struttura della misura a cambiare. Nulla da fare per 12 mesi a partire dalla data di cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro se tale cessazione è nata da dimissioni volontarie. Questo varrà per ogni componente il nucleo familiare. Per chi ha minorenni, disabili o over 60 nel nucleo, sussidio di 18 mesi, rinnovabili in tranche da 12 mesi alla volta con un mese di pausa ogni volta. Per chi invece non ha soggetti come i precedentemente citati nel nucleo familiare, durata del sussidio di 12 mesi la prima volta, di 6 mesi la seconda e poi stop. Bisognerà aspettare 18 mesi per poter ripresentare domanda. Chi trova lavoro, qualunque esso sia e non solo stagionale o intermittente, non influirà sul diritto al MIA fino a 3.000 euro di ulteriore reddito da tale attività. E per chi apre una attività in proprio, godrà di due mesi di sussidio ulteriori a partire dalla data di avvio dell’attività.

Altre cose da sottolineare

Cambia il parametro della residenza effettiva in Italia per prendere il sussidio. Infatti con il RDC si poarlava di 10 anni di residenza di cui gli ultimi 2 consecutivi. Adesso resta invariato il biennio di presenza consecutiva sul territorio italiano, ma scende a 5 anni il limite. L’ISEE scende a 7.200 euro invece che a 9360 euro come era per il RDC.

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