In pensione a 63/65 anni con 20 anni di contributi, la proposta ACLI

Una reale flessibilità in uscita che richieda solo 20 anni di contributi ed un'età tra i 63 ed i 65 anni: la proposta dell'ACLI.

riforma pensioni

In un’intervista rilasciata al quotidiano Repubblica, il presidente del patronato ACLI, Emiliano Manfredonia, fa presenti quelli che sono i reali bisogni per la flessibilità in uscita.

La quota 100, come spesso è stato fatto notare, ha prediletto coloro che hanno avuto carriere più stabili e continue: basti pensare che per aver accumulato 38 anni di contributi a 62 anni è necessario aver iniziato a lavorare entro i 24 anni di età ed avere avuto una carriera lineare a continua.

Sfavorite le donne, in questo caso, che a causa dei lavori di cura dei figli e della famiglia, molto spesso hanno interrotto, nella loro vita, la carriera avendo, quindi, contributi discontinui e non sempre sono riuscite a centrare la quota 100.

Pensione a 63 o 65 anni

La proposta dell’Acli, quindi, è quella di studiare una misura che sia realmente flessibile e alla portata di tutti che preveda unìetà di uscita, individuabile tra i 63 ed i 65 anni e che richieda un requisito minimo di accesso con 20 anni di contributi con penalizzazioni su chi ha la pensione calcolata con il sistema misto.

In questo modo, anche a chi non è riuscito ad accumulare più di 20 anni di contributi si offre la possibilità di accedere al pensionamento prima dei 67 anni necessari per la pensione di vecchiaia, pagando, ovviamente, il prezzo con la penalizzazione sull’assegno.

Per Manfredonia, poi, la riforma pensioni non si deve fare pensando solo all’oggi, ma deve essere fatta pensando in prospettiva ai prossimi 30 anni.