Opzione Donna 2024, ecco le vere regole e i calcoli da fare

Redazione
Opzione Donna 2024, ecco le vere regole e i calcoli da fare per capire che la prestazione non è poi così penalizzante.
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Opzione donna è una misura che da un lato favorisce l’uscita dal lavoro in maniera anticipata, mentre dall’altro penalizza gli assegni dei beneficiari. E questa cosa non è certo una scoperta. Perché da quando è nata Opzione donna ha nel calcolo contributivo la spada di Damocle a cui devono essere assoggettate per sempre le lavoratrici che sfruttano la misura. Però è altrettanto vero che man mano che passano gli anni, si assottiglia il numero delle lavoratrici penalizzate, o meglio si assottiglia il numero delle lavoratrici che uscendo dal lavoro con Opzione donna perdono quel 30% o più di pensione di cui da sempre si parla. Significa che la misura man mano che passano gli anni aumenta di appeal e questo stride se si guarda ai conti pubblici e alla necessità di rendere meno appetibili le misure di pensionamento anticipato.

Opzione Donna 2024, ecco le vere regole e i calcoli da fare

Il calcolo contributivo non sempre è sfavorevole. C’è chi per esempio, negli ultimi anni di lavoro ha ottenuto salari e stipendi inferiori alla media delle sue retribuzioni precedenti. Questo è il caso di lavoratori passati a fine carriera al part-time, oppure che hanno goduto di periodi di ammortizzatori sociali negli ultimi anni e così via dicendo. Se è vero che il calcolo retributivo guarda agli ultimi anni di carriera, è evidente che di fronte agli ultimi anni di lavoro a basso salario, il vantaggio del sistema retributivo rispetto al contributivo viene drasticamente meno. E la penalizzazione di assegno che le lavoratrici si dice subirebbero, potrebbe addirittura scomparire.

Il calcolo contributivo penalizza sempre meno

Ma non c’è solo questo. Infatti c’è da considerare l’ammontare della contribuzione previdenziale versata prima del 1996 che passando gli anni risulta sempre meno incidente negli estratti conto dei lavoratori e anche delle lavoratrici. Va ricordato che i versamenti prima del 1996 vengono calcolati con il sistema retributivo mentre quelli successivi con il sistema contributivo. Ma se al 31 dicembre 1995 un lavoratore ha già 18 anni di versamenti il calcolo retributivo si estende fino al 31 dicembre 2011. Sono questi quelli che subiscono il taglio maggiore nel momento in cui accettano di farsi calcolare la prestazione interamente con il sistema contributivo. Ma su 35 anni di contributi versati che sono quelli utili ad Opzione donna, oggi è raro trovare lavoratrici che vantano una carriera di 18 anni già al 31 dicembre 1995.

Opzione donna e la pensione anticipata, ecco come funziona

Il fatto che Opzione donna stia diventando sempre più favorevole anche come regole di calcolo, è alla base del fatto che da due anni la misura è stata ridotta come perimetro delle beneficiarie. Se la misura aveva ancora quelle forti penalizzazioni, non c’era bisogno di tagliare i beneficiari. Invece adesso, per ciò che abbiamo detto, il problema il governo lo ha risolto riducendo le beneficiarie. Fino al 2022, con requisiti centrati entro la fine dell’anno precedente (come sempre per Opzione donna, ndr), la misura riguardava chi completava i seguenti requisiti:

  • 58 anni di età e 35 anni di contributi per le dipendenti;
  • 59 anni di età e 35 anni di contributi per le autonome.

Nel 2023 si passò invece a una platea ridotta alle seguenti lavoratrici con i seguenti requisiti:

  • 60 anni di età e 35 anni di contributi per invalide o caregivers senza figli;
  • 59 anni di età e 35 anni di contributi per invalide e caregivers con un figlio avuto;
  • 58 anni di età e 35 anni di contributi per invalide e caregivers con più figli avuti o per licenziate o addette di imprese con tavoli di crisi avviati.

Molte le escluse rispetto al 2022 quindi. E nel 2024 la platea è rimasta inalterata, ma hanno peggiorato i requisiti. Infatti abbiamo:

  • 61 anni di età e 35 anni di contributi per invalide o caregivers senza figli;
  • 60 anni di età e 35 anni di contributi per invalide e caregivers con un figlio avuto;
  • 59 anni di età e 35 anni di contributi per invalide e caregivers con più figli avuti o per licenziate o addette di imprese con tavoli di crisi avviati.
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